ALESSANDRO
TURCHI DETTO L'ORBETTO 1578-1649
Suoi dipinti figuravano nelle raccolte
del cardinale Richelieu, del cardinale Mazzarino, di Luigi XIV, di Guglielmo
III duca d’Orange. Louis Phélipaux de la Vrillière, segretario
di Stato di Luigi XIII e di Luigi XIV, volle la Morte di Marcantonio
e di Cleopatra
per esporla accanto a tele di Guercino, Pietro da Cortona, Guido Reni,
Poussin e Maratta nella celebre Galerie del suo palazzo di Parigi,
affrescata da François Perrier.
Ma a contendersi i lavori di questo
maestro veronese, colto e raffinato, erano anche la grande nobiltà
e l’alto clero romano, dai Barberini ai Borghese: un successo confermato
dall’incarico di partecipare alla decorazione ad affresco della Sala
Regia del Quirinale, la residenza estiva dei pontefici.
E la fortuna collezionistica non si
conclude nell’arco della sua esistenza, poiché ne ammiravano
e ne possedevano le opere conoscitori d’arte come Jabach, Mariette,
Crozat, il Gran Principe Ferdinando di Toscana, il
console inglese a Venezia Joseph Smith, Federico Augusto III, re di
Polonia ed Elettore di Sassonia, fino
a Lucien Bonaparte e Giuseppina Beauharnais.
L’artista di cui si parla è
Alessandro Turchi, conosciuto anche come l’Orbetto, nato a Verona nel
1578. Formatosi nella bottega di Felice Brusasorzi, il più rappresentativo
maestro del tardo manierismo veronese, si fece apprezzare dalla nobiltà
cittadina, che gli commissionò opere quali le ante dell’organo
dell’Accademia Filarmonica. Si trasferì a Roma verso il 1614,
e qui visse fino alla morte nel 1649. Ascritto alla prestigiosa Accademia
di San Luca dal 1618, ne diventò ‘Principe’ nel 1637.
Unico
fra i pittori della nuova generazione ad inserirsi agevolmente nell’ambiente
colto dei committenti a Verona, Turchi si qualifica per il nucleo più
evidente e saldo della sua poetica, totalmente nuovo a quelle date.
Si tratta di un precoce classicismo, già pienamente maturo: è
un ritornare alla tradizione di patrio purismo formale, che aveva caratterizzato
un filone della pittura veronese del Cinquecento, ma temperato di naturalismo.
La prima parte della sua attività lo vede protagonista apprezzato
di opere religiose e profane in ambito cittadino, ma la scelta di vivere
a Roma, dove operano i più grandi protagonisti dell’arte, gli
consente di arricchire il suo orizzonte stilistico e di ricevere importanti
commissioni anche da una clientela internazionale. Le sue opere si trovano
oggi nei maggiori musei di tutto il mondo.
Dal 19 settembre al 19 dicembre gli
è dedicata una grande retrospettiva nelle sale del Museo di Castelvecchio
per iniziativa dello stesso Museo, del Comune di Verona, Assessorato
alla Cultura, e della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza
Belluno e Ancona, con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni
Artistici e Storici del Veneto e della Regione del Veneto.
La mostra di Verona è la prima
dedicata interamente all’artista, e costituisce uno sviluppo e un approfondimento
di quella organizzata nel 1974 da Licisco Magagnato, incentrata su Cinquant’anni
di pittura veronese 1580-1630, dove Turchi figurava tra i protagonisti,
a fianco dei pittori veronesi della sua generazione.
In sala Boggian e nelle sale del Sei
e Settecento di Castelvecchio sono esposti circa cinquanta dipinti e
una ventina di disegni provenienti
dalle collezioni pubbliche e private di tutto il mondo: grandi pale
d’altare e piccoli quadri di destinazione privata, su rame o su paragone,
di soggetto religioso, storico e mitologico. 
Un itinerario tra le opere di Turchi
nelle chiese veronesi è stato organizzato insieme alla Soprintendenza
per i Beni Artistici e Storici del Veneto.
La mostra è stata realizzata
con la collaborazione di Daniela Scaglietti Kelescian, da molti anni
studiosa di Turchi, e di un comitato scientifico internazionale: Filippa
Aliberti Gaudioso Soprintendente per i Beni Artistici e Storici del
Veneto, Paola Marini direttrice del Museo di Castelvecchio, Giorgio
Marini conservatore presso il Museo di Castelvecchio, Sergio Marinelli
dell’Università di Padova, Loredana Olivato dell’Università
di Verona, Pierre Rosenberg Président-Directeur del Louvre, Erich
Schleier dei Musei di Berlino, Claudio Strinati Soprintendente per i
Beni Artistici e Storici di Roma.
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