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1654-1742
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In questa sezione sono esposte
alcune tele di soggetto mitologico. Spiccano, sulla parete di fondo,
due splendidi ‘rapimenti’ d’amore: quello di Europa,
che Giove, trasformato in toro, invola alle sue compagne, e quello
di Dejanira, la giovane moglie di Ercole, che si vede sullo sfondo
pronto a scoccare la freccia mortale contro il centauro Nesso. La
coppia di dipinti proviene forse dalla galleria del palazzo veneziano
degli Zenobio. Il Sansone che distrugge i Filistei fu dipinto per
palazzo Conti a Padova, dove faceva parte di una serie di figure di
giganti collocate tra le porte dell’atrio. Sono tutte opere
giovanili, databili agli anni ottanta del Seicento, e testimoniano
dell’interesse di Dorigny per la pittura dei ‘tenebrosi’.
Gli altri dipinti qui esposti appartengono invece a pittori veronesi
contemporanei, con i quali il francese si trovò a collaborare
e a confrontarsi in molte occasioni. Di Simone Brentana, veneziano
trasferitosi ancora giovane a Verona, è la splendida Venere
allo specchio, che illustra il suo originalissimo uso del colore,
con ombreggiature morbidissime e accostamenti cromatici teneri e luminosi.
Antonio Balestra, il caposcuola della pittura cittadina del primo
Settecento, allievo a Roma di Carlo Maratta e poi operoso a Venezia
per quasi un ventennio, è documentato da una coppia di dipinti
raffiguranti rispettivamente Orfeo ed Euridice e Giunone ed Argo.
Infine Odoardo Perini, esponente della pittura tardobarocca veronese,
è rappresentato da Tancredi che piange la morte di Clorinda,
patetico soggetto tratto dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso.
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