Con Il giardino
dei passi perduti, per la prima volta, il dialogo diventa
duplice: da un lato Peter Eisenman interpreta Carlo
Scarpa leggendo e rivisitando metaforicamente il suo intervento
di restauro, dall'altro colloquia con la storia del luogo e con la
sua storia personale di architetto.
Come nella proposta “Moving Arrows, Eros and Other Errors: Romeo
+ Juliet” – progetto di concorso elaborato per la terza
mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia del
1985 - e come in molte altre occasioni Eisenman compie operazioni
che implicano la sovrapposizione di “impronte”, "strati"
e “griglie”, traendo ispirazione dal luogo stesso e dalla
sua sedimentazione.
Peter Eisenman, nell’accostarsi al castello
scaligero e in particolare al suo restauro ad opera di Carlo Scarpa,
esibisce alcuni suoi indirizzi progettuali attraverso la rilettura
di una delle opere più significative del maestro veneziano,
completata proprio quaranta anni fa.
Un atteggiamento di rispettoso omaggio e la sua passione per la dimensione
territoriale, hanno indotto Eisenman a concentrare il suo impegno
progettuale nel giardino e nelle prospicienti sale della Galleria
della Scultura.
L’installazione dell’architetto americano intende confermare
lo stretto rapporto teorico e formale tra i volumi interni al Museo
e lo spazio esterno. In questo modo approfondisce e sviluppa la corrispondenza
tra interno ed esterno che lo stesso Carlo Scarpa anticipò
con la singolare collocazione del Sacello: esso infatti costituisce
fisicamente uno spazio interno, ma visivamente rappresenta un volume
esterno addossato alla facciata.
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Le cinque sale del piano terra della Galleria
sono riprese esternamente, con le medesime dimensioni planimetriche,
divenendo, nell'installazione, altrettante piazze aperte. Nella loro
evoluzione formale, con i piani spezzati, rialzati e inclinati, esse
costituiscono una rappresentazione dei principi concettuali su cui
si fonda la visione architettonica del maestro americano, fondatore
del decostruttivismo. Inoltre l’incrocio di un “asse di
Eisenman” con l’asse di Scarpa rappresenta un segnale
di successivo distacco e “personalizzazione” nei confronti
del motivo ispiratore del progetto. Lo scavo delle piazze e l’incrocio
degli assi generano una serie di corrugazioni del terreno, dando origine
a dune degradanti che delimitano anche fisicamente i cinque spazi
esterni.
continua ->
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