Il giardino
dei passi perduti, vero e proprio dialogo di Peter
Eisenman con Carlo Scarpa, costituisce al
tempo stesso una rappresentazione del pensiero dell’architetto
e teorico americano, orientato all’ostinata ricerca di una logica
disciplinare interna all’architettura. La sua riflessione trova
forma, molto più che in una retrospettiva di disegni e plastici
del suo lavoro passato, in una sorta di “ipertesto eccessivo”,
come lui stesso lo definisce.
La mostra è dunque un progetto realizzato, collocato come opera
didascalica nel giardino di Castelvecchio e come opera frammentaria
nelle sale corrispondenti all’interno del museo. Il punto di
partenza è dato dai pavimenti di cemento striato di pietra
realizzati da Scarpa per quelle cinque sale della cosiddetta Galleria
della Scultura.
Cinque piattaforme delle medesime dimensioni delle sale vengono “scavate”
da Eisenman nel giardino, come se preesistessero agli interventi di
entrambi gli architetti, e situate lungo un asse parallelo alla sequenza
degli ambienti interni. Questo asse “di Scarpa” è
intersecato diagonalmente da un nuovo asse “di Eisenman”,
imperniato sul ponte ruotato di Scarpa, così da suggerire un
orientamento preesistente, tale da condizionare la posizione del ponte
dell’architetto veneziano, piuttosto che il contrario.
Non solo i due sentieri si incrociano, ma anche si fondono le idee
di terrapieno e di scavo.
Lungo questo secondo “percorso”, infatti, le lastre di
Scarpa vengono spezzate per rivelare un dirompente amalgama di alcuni
progetti chiave di Eisenman: la Piazza di Cannaregio, il Complesso
di edilizia popolare IBA a Berlino, il Wexner Centre for the Visual
Arts di Columbus, Il Musée du Quai Branly a Parigi, la Città
della Cultura della Galizia a Santiago.
L’elemento dominante di questo amalgama eisenmaniano è
la griglia rossa ruotata del complesso residenziale di Berlino e di
Santiago de Compostela.
La griglia si estende anche nelle sale interne in una serie di frammenti
interstiziali che appaiono tra i pavimenti di Scarpa e le mura del
castello.
Questi resti della griglia di Eisenman non solo creano una momentanea
risonanza con Scarpa, invitando a leggere il rapporto tra la preesistenza
dell'edificio ottocentesco e l'intervento novecentesco dell’architetto
veneziano, ma coinvolgono anche la scala e la distribuzione dei piedistalli
dell'allestimento di Scarpa, gettando nuova luce sul suo intervento.
L’intento dell’architetto newyorchese è quello
di confondere la relazione fra tempo e luogo domandandosi quale fosse
il progetto originale: il castello, il restauro di Scarpa, quello
di Eisenman?
In realtà il suo lavoro, oltre a rivelarci lo stesso intervento
scarpiano, ci appare come una straordinaria creazione di arte contemporanea,
capace di trasformare per i prossimi tre mesi la natura stessa del
museo.
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L’installazione:
caratteristiche tecniche
Tecnicamente il progetto si realizza nel prato antistante
la facciata interna del castello, con cinque scavi di altrettante
piazze corrispondenti planimetricamente alla sale della Galleria inferiore.
Le cinque piazze, della profondità massima di 20 centimetri,
sono rivestite in lamiera di acciaio. Al di sopra sono posizionati,
secondo l’asse slittato di Eisenman, volumi diversamente inclinati,
anch’essi in acciaio, contenenti una pavimentazione che ripropone
quella interna alla Galleria: cemento lisciato, intervallato da “striature”
in pietra bianca della Lessinia, con lo stesso ritmo dell’interno.
Le dune circostanti, realizzate con terreno vegetale e sagomate internamente
da strutture metalliche che ne addolciscono il profilo, hanno un’altezza
massima di metri 1,20 circa e sono ricoperte in superficie da erba
distesa in rotoli.
La griglia, essa pure realizzata con profili in acciaio, è
evidenziata con una verniciatura di colore rosso e prosegue idealmente
nelle sale interne al museo, per mostrarsi lì tuttavia solo
in determinati punti caratteristici, in rispettosa coesistenza con
la suggestiva immagine della Galleria del museo.
Le postazioni video
Se la griglia rossa affiora, seguendo l'inclinazione del suo tracciato,
nelle prime tre sale della Galleria della Scultura, le ultime due
sale ospitano due postazioni dedicate che consentono la visione di
altrettanti filmati. Il primo ripercorre le varie fasi di realizzazione
dell'installazione scaligera e il secondo illustra il percorso dei
progetti architettonici realizzati o in corso di realizzazione, mostrando
i più recenti risultati raggiunti dalla ricerca paziente dell’architetto,
come la Città della Cultura della Galizia attualmente in costruzione
a Santiago di Compostela, e gli altri progetti presentati in catalogo.
Un breve excursus biografico evidenzia come la tensione giovanile
di Eisenman verso un’architettura autonoma, arditamente sperimentato
negli anni Settanta, abbia ceduto alla ricerca di un edificare che
respira l’ampiezza del paesaggio e affronta gli enigmi della
storia.
Ampliandosi nelle realizzazioni degli ultimi anni, l’architettura
di Eisenman comincia, infatti, a dialogare con i luoghi e si re-inventa
come sito della memoria, sia essa fittizia o reale.
Secondo Kurt W. Forster, «nessun’altra architettura attuale
si mette alla prova come nave faro della memoria quanto quella di
Eisenman».
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