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Il percorso della mostraLa mostra ha inizio con un cospicuo numero di tavole del cosiddetto ‘Maestro del cespo di garofano’, identificato con Antonio Badile II, figlio di Giovanni. Raccolte intorno all’ancona con la Madonna dei cherubini, esse testimoniano la grazia ingenua e comunicativa di una delle più produttive botteghe veronesi del tempo, capace di transitare dal linguaggio gotico a quello rinascimentale senza sostanziali soluzioni di continuità. Il salto di qualità avviene solo con la generazione degli artisti nati intorno al 1480 che, a seguito di Liberale, costituiscono una vera e propria scuola, riconosciuta fin da Vasari come il momento di più alta e coerente espressione figurativa della nostra città. Accanto ai ritrovati capolavori di Francesco Morone, di Giovanni e Gianfrancesco Caroto, di Girolamo Dai Libri, Paolo Morando e Nicola Giolfino, quadri lombardi, emiliani, ma soprattutto fiamminghi e una importante Madonna col bambino da Donatello stanno a rappresentare l’intensità e l’apporto degli scambi culturali nell’elaborazione del linguaggio rinascimentale.
Fulcro della seconda sezione della mostra sono gli affreschi di Jacopo Ligozzi staccati da palazzo Fumanelli, con la Cavalcata di Carlo V e Clemente VII, un tema divenuto di moda nella seconda metà del Cinquecento che ben esprimeva le tendenze filoimperiali della nobiltà locale. Ad indicare l’attenzione anche verso la scultura e le arti decorative si segnalano due notevoli sculture della seconda metà del XVI secolo, riferite a Paolo Farinati. Una selezione di ritratti, insieme a piccoli dipinti su rame e su pietra di paragone, introducono alla dimensione ‘domestica’ del collezionismo, ben documentato a Verona dalla fine del Cinquecento.
Sei e Settecento si intrecciano e susseguono nell’esposizione, così come nella realtà della vicenda artistica, all’interno della continuità di una scelta classicistica che connota tutta la cultura veronese e funge da filo conduttore alle presenze ‘straniere’ nelle raccolte private: dal bolognese Carlo Cignani al romano Ciro Ferri. Perno di questa sezione è la serie inedita di monocromi eseguita per la chiesa di San Sebastiano dal francese Louis Dorigny, grande esponente della decorazione barocca a livello europeo.
Protagonisti della mostra sono evidentemente gli artisti veronesi, ma non mancano presenze forestiere quali Matteo de’ Fedeli, Girolamo Marchesi, Domenico Tintoretto, Prospero Fontana, Barbara Longhi, Ercole Procaccini, Ortensio Crespi, Joseph Heintz il Giovane, Jacob Jordaens, Luca Giordano, Antonio Cifrondi.
Non si tratta di una mostra di restauri, ancorché ci si sia preoccupati che tutte le opere appaiano in buone condizioni di leggibilità. Almeno un terzo furono infatti restaurate prima del 1987, una ventina subito dopo quella data, mentre le rimanenti documentano solo una parte del lavoro di conservazione svolto negli ultimi cinque anni, grazie a finanziamenti del Comune di Verona, della Regione Veneto, della Banca Popolare di Verona e di VeronaFiere.
Il percorso espositivo si conclude con uno stand informatico che consente la prima consultazione della banca dati in corso di avanzata realizzazione.
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