Antichi vasi di bronzo

Nel Museo Archeologico sono conservati più di duecento vasi o frammenti di vasi di bronzo, in particolare di epoca etrusca e romana.

Essi appartengono soprattutto a collezioni formatesi a Verona fra Settecento e Ottocento. I materiali di queste raccolte sono perlopiù privi dell’indicazione del luogo di ritrovamento, fondamentale in ambito archeologico per l’individuazione dei centri di fabbricazione e per lo studio della diffusione dei prodotti dell’artigianato antico. È tuttavia probabile che gli oggetti di bronzo del Museo di Verona siano stati ritrovati in scavi condotti in Italia, poiché non sembra che i collezionisti (Jacopo Muselli, Jacopo Verità, Carlo Alessandri) si rivolgessero ad antiquari stranieri per i loro acquisti; tali oggetti possono essere quindi considerati significativi per la conoscenza della produzione tipica della penisola italica, in rapporto a quella delle altre zone del mondo antico.

Nelle civiltà antiche il vasellame di bronzo, più costoso di quello in vetro o in ceramica, costituiva un simbolo di status sociale, come i più rari vasi d’oro e d’argento. Nella Grecia classica recipienti di bronzo, spesso di grandi dimensioni, erano offerti nei santuari ed erano usati – colmi di materiale pregiato, ad esempio olio d’oliva – come premi per i vincitori dei giochi atletici; in Etruria erano presenti nelle case dei benestanti come oggetti d’uso e di rappresentanza e venivano poi deposti nelle tombe per accompagnare il defunto nella vita oltremondana. Mantennero questi significati nel mondo romano, dove erano a volte raffigurati in pittura come elementi di un raffinato e ricco arredo domestico.

Vasi etruschi per il banchetto (dal V al III secolo a.C.): brocca ‘a becco d’anatra’ (Schnabelkanne, inv. 35108); due secchie (situle, inv. 30705, 32487); un colino, mancante del fondo forato (inv. 35112).

Proprio per il valore loro riconosciuto, i bronzi erano oggetto di scambi, di doni (anche a carattere diplomatico), di commerci su medie e lunghe distanze, e talvolta di fenomeni di tesaurizzazione.

Nelle sepolture è possibile infatti trovare vasi di bronzo fabbricati in un’epoca molto precedente a quella della tomba; si può pensare che essi fossero stati o trasmessi da una generazione all’altra in ambito familiare o trovati durante scavi casuali di antiche necropoli e poi riutilizzati. Famoso al proposito l’episodio relativo a Corinto, città greca rinomata per la sua produzione di oggetti in una particolare lega di rame: i coloni insediati da Cesare nella zona si dedicarono al saccheggio sistematico dei cimiteri per recuperare antichi vasi in ceramica e metallo, noti poi con il nome di necrocorinthia. Lo storico Svetonio narra che l’imperatore Augusto era chiamato dai suoi avversari in segno di disprezzo corinthiarius, appunto per la passione che mostrava nel cercare e collezionare i bronzi originari della città greca.

Proprio nell’età di Augusto, il diffondersi della moda dei bronzi ‘d’antiquariato’ portò gli artigiani a produrre vasi che si ispiravano nella forma a modelli più antichi o ne riproducevano particolari decorativi.

Nelle civiltà classiche recipienti in bronzo furono creati per usi diversi: per la cucina e la mensa, per le abluzioni nella casa o nelle terme, per particolari forme di riscaldamento, per i riti religiosi. La funzione condizionava la forma dei contenitori, ma oggi è spesso difficile comprenderne l’uso preciso.

Vasi etruschi per il banchetto (dal V al III secolo a.C.): brocca ‘a becco d’anatra’ (Schnabelkanne, inv. 35108); due secchie (situle, inv. 30705, 32487); un colino, mancante del fondo forato (inv. 35112).

In epoca romana sorsero, dapprima in Italia e poi anche nelle province dell’Impero (in particolare in Gallia, la Francia attuale), fabbriche specializzate nella produzione su larga scala di vasellame di bronzo; conosciamo la loro attività perché su alcuni tipi di vasi venne impresso un marchio con il nome del proprietario o del gestore dell’officina, probabilmente come garanzia di qualità. L’analisi della distribuzione nel mondo romano dei recipienti con marchio aiuta a delineare le vie del commercio.

I bronzi si trovano negli scavi archeologici molto più raramente delle ceramiche; era infatti pratica corrente nell’antichità, come in periodi più vicini a noi, la rifusione sistematica degli oggetti in metallo rotti o deformati.

I vasi esposti sono stati restaurati dalle ditte Ambra e Kriterion (con i contributi della Regione del Veneto e di Banca Intesa). Essi sono esempi di produzioni diverse: etrusca, romana tardorepubblicana (I secolo a.C.), romana imperiale (con vasi dall’età augustea al III secolo d.C.). Alcuni mostrano vecchi restauri: nel XVIII-XIX secolo si ricostruivano oggetti con elementi di provenienza diversa, creando i cosiddetti ‘pasticci’, che sono comunque documento della cultura dell’epoca.

Margherita Bolla