I dipinti mitologici

 
 
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  La concordia
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  In questa sezione sono esposte alcune tele di soggetto mitologico. Spiccano, sulla parete di fondo, due splendidi ‘rapimenti’ d’amore: quello di Europa, che Giove, trasformato in toro, invola alle sue compagne, e quello di Dejanira, la giovane moglie di Ercole, che si vede sullo sfondo pronto a scoccare la freccia mortale contro il centauro Nesso. La coppia di dipinti proviene forse dalla galleria del palazzo veneziano degli Zenobio. Il Sansone che distrugge i Filistei fu dipinto per palazzo Conti a Padova, dove faceva parte di una serie di figure di giganti collocate tra le porte dell’atrio. Sono tutte opere giovanili, databili agli anni ottanta del Seicento, e testimoniano dell’interesse di Dorigny per la pittura dei ‘tenebrosi’.
Gli altri dipinti qui esposti appartengono invece a pittori veronesi contemporanei, con i quali il francese si trovò a collaborare e a confrontarsi in molte occasioni. Di Simone Brentana, veneziano trasferitosi ancora giovane a Verona, è la splendida Venere allo specchio, che illustra il suo originalissimo uso del colore, con ombreggiature morbidissime e accostamenti cromatici teneri e luminosi. Antonio Balestra, il caposcuola della pittura cittadina del primo Settecento, allievo a Roma di Carlo Maratta e poi operoso a Venezia per quasi un ventennio, è documentato da una coppia di dipinti raffiguranti rispettivamente Orfeo ed Euridice e Giunone ed Argo. Infine Odoardo Perini, esponente della pittura tardobarocca veronese, è rappresentato da Tancredi che piange la morte di Clorinda, patetico soggetto tratto dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso.


 
 
       
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