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1654-1742
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I sei ovali facevano parte di un fregio
con figure mitologiche dipinte su tela e inserite entro elaborate
cornici di stucco in una sala di palazzo
Leoni Montanari a Vicenza. La collocazione elevata, subito
sotto il soffitto, giustifica il forte scorcio prospettico con cui
le immagini vengono presentate. Il ciclo si colloca in un più
ampio intervento decorativo, databile agli anni 1692-1694, che vide
il pittore francese affrescare alcuni ambienti del palazzo. A Dorigny
si deve probabilmente anche l’ideazione di questo fregio, che, pur
nella sua complessità e nella diversa qualità delle
opere che lo compongono, rivela uno spiccato carattere unitario, riconducibile
al ruolo direttivo che egli ebbe nell’impresa.
Dorigny realizzò tre ovali. Quelli raffiguranti Marte
e Dioniso (o Bacco) sono qui esposti. Manca il terzo,
Latona con Apollo e Diana bambini, che non è in buone
condizioni di conservazione ed è in parte ridipinto. Le altre
tele furono realizzate da un gruppo di pittori veronesi, con alcuni
dei quali il francese si trovò a collaborare negli stessi anni
all’arredo pittorico della chiesa dei Teatini, San Nicolò.
Simone Brentana, un veneziano trapiantato a Verona pochi anni prima,
in singolare e forse non casuale coincidenza con il trasferimento
di Dorigny, è l’autore dell’allegoria della Geometria.
Giuseppe Lonardi detto lo Zangara, allievo di Brentana, con il quale
è spesso confuso, dipinse la figura di Polifemo addormentato,
mentre Ulisse si avvicina per accecarlo. Ad Alessandro Marchesini,
allievo del bolognese Carlo Cignani, spetta l’immagine di Flora,
raffigurata con due putti che le porgono mazzi di fiori. Paolo Pagani,
infine, lombardo ma attivo a Verona sullo scorcio del secolo in palazzo
Giusti, è l’autore dell’Ercole.
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