Le lunette della Cappella dei Notai

 
 
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  San Zeno arresta il carro tirato dai buoi indemoniati
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Ubicata al primo piano della torre della Masseria nell’antico palazzo del Comune, la cappella dei Notai fu edificata tra il 1408 e il 1419 e dedicata ai santi Zeno e Daniele. Nell’ultimo decennio del Seicento si intraprese un ambizioso intervento decorativo incentrato su alcuni episodi della vita dei santi titolari, sul tema della giustizia nell’antico testamento e sul tema della salvezza, simboleggiato dagli episodi dell’Annunciazione, della Natività, della Presentazione al Tempio.
Al 1693 risale il più antico pagamento documentato, relativo alle tre grandi lunette di Dorigny qui esposte: San Zeno ordina al diavolo il trasporto della coppa di porfido e San Zeno arresta il carro tirato dai buoi indemoniati, collocate nella prima sala, e Daniele discolpa Susanna, esposto nella seconda vicino al Sacrificio di Isacco di Giambattista Canziani, datato 1700. Sempre nella prima sala si ergeva un altare marmoreo con una pala di Ruggero Loredano recuperata da un precedente allestimento. Lateralmente e superiormente l’altare era incorniciato da un quarto dipinto di Dorigny, una Annunciazione pagata al pittore nel 1697. Il complesso fu smembrato nel corso del restauro ottocentesco del palazzo per permettere l’apertura di una trifora. Analoga sorte dell’Annunciazione del pittore francese toccò alla Presentazione al Tempio di Santo Prunato, uno dei protagonisti della pittura veronese tra Sei e Settecento.
Nel 1699 furono pagate le grandi lunette di Giambattista Bellotti (un’Adorazione dei magi) e di Alessandro Marchesini (un’Adorazione dei pastori) destinate alla terza sala. Agli inizi del Settecento si collocano sulle vele delle volte gli undici ovali minori, nove di Bellotti e due di Canziani, raffiguranti scene bibliche ed episodi della vita di san Zeno.


 
 
       
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