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Mostre precedenti Al
Museo Archeologico al Teatro Romano: CANGRANDE
DELLA SCALA Peter
Eisenman - Il giardino dei passi perduti "Louis
Dorigny" "Stile
di Caccia - Luigi Caccia Dominioni"
(44kb) "L'onore delle
armi" "Carlo Scarpa
Mostre e Musei 1944 - 1976": "L'Inferno di Dante: illustrazioni di Michael Mazur": "IV mostra biennale dell'editoria veneta" Alessandro Turchi
1578-1649 detto l'Orbetto: Disegni: Verona Illustrata |
Nell'ambito
delle manifestazioni di Verona in Love, venerdì 11 febbraio
2011 alle ore 12.00 si inaugura, alla Casa di Giulietta, la
mostra "Medaglie
d'Amore". Attraverso le monete si potrà vedere in quale modo Venere veniva raffigurata e come alcuni miti, incentrati sulla passione amorosa, fossero cari in età romana alle comunità greche e provinciali, che ne fecero i loro emblemi. Gli elementi essenziali della costruzione iconografica della dea e del suo corteggio vennero ripresi nel Rinascimento su placchette di bronzo, affini alle medaglie perché come queste realizzate a stampo, impiegando matrici che permettevano di replicare la stessa immagine più volte. Le placchette nascevano come dettagli preziosi da aggiungere ad un abito o a un copricapo oppure per decorare oggetti d’uso, come mobili o scrigni e forzieri. In
un’altra sezione viene presentata una galleria di ritratti
in cui al profilo dell’imperatore romano è affiancato il
profilo della moglie elevata al rango di Augusta. Anche in età contemporanea si mantiene l’uso di ricordare il momento solenne del matrimonio, con la coniazione di monete e medaglie, come quelle per il principe. Un’altra piccola sezione è dedicata all’amore come eros, con alcune spintrie, cioè tessere o gettoni di età romana, in ottone o bronzo, che raffigurano scene erotiche. Si tratta di piccoli dischetti che recano su una faccia atti o simboli sessuali e sull’altro un numero. L’interpretazione sul loro uso non è univoca: potevano essere tessere da gioco oppure gettoni per pagare l’ingresso nelle case di piacere.
Museo
Archeologico Il teatro romano di Verona, costruito negli ultimi decenni del I secolo a.C., era ornato da un ricco apparato di sculture e decorazioni in “tufo” (la locale “pietra gallina”), marmi di vari colori, bronzo talvolta dorato. A seguito di un grande incendio, l’edificio andò in declino e nel IV sec. d.C. venne occupato da un cimitero; ma, anche se in stato frammentario, alcune di quelle sculture sono giunte fino a noi e permettono di immaginare un ambiente di grande raffinatezza, in cui statue e rilievi rendevano quasi animata l’architettura, con soluzioni vivaci ed eleganti. Alcune testimonianze non sono mai state presentate prima d’ora, come i resti di una statua equestre in bronzo dorato, a grandezza naturale, smembrata dopo il declino dell’edificio ma in parte sfuggita alla rifusione. Per qualche scultura è stato possibile avanzare ipotesi su collocazione e funzione originarie, come per la splendida sfinge, realizzata in marmo proveniente da cave site nell’odierna Turchia, usata forse come chiusura di una fila di sedili. |
| Comune di Verona |