|
FRESU
“Sono nato con le note di Miles Davis, lo sanno tutti. E con Miles sono cresciuto e mi sono nutrito, per anni, cercando poi di svezzarmi da grande. E’ grazie a lui che ho appreso l’arte del silenzio e quel culto del suono e della magia che può raccontare ciò che, a volte, non riusciamo ad esprimere con le parole. Ma se l’opera di Miles è per me tutta fondamentale e di impareggiabile livello progettuale ed interpretativo due dischi sono più preziosi tra tutti: Kind of Blue e Porgy And Bess.(………..) Quando Marcello Piras mi ha proposto nel 1995 di eseguire la versione integrale di Porgy And Bess trascritta nota per nota da Gunther Shuller non ho esitato a dire di si ma, al tempo stesso, ho avuto più di un sussulto… chi mi conosce bene sa della mia calma quasi zen: mai prima di un concerto, a parte all’esame di diploma in Conservatorio, ho avuto attimi di panico o di agitazione o nervosismo. Eppure la prima di Porgy a Pescara mi è costata un herpes da stress (e un’ottava in meno di estensione!) e la gestazione dell’opera è stata talmente sofferta e travagliata al punto da decidere, dopo quella esperienza, di non eseguirla più. Infatti mentre il mio punto di vista era di concepirne una versione personale come secondo me sarebbe dovuto essere in linea con i principi della musica improvvisata, Gunther Shuller era invece propenso alla versione filologica con gli stessi assoli, lo stesso suono e la stessa esatta strumentazione della mitica sessione Columbia. Per farla breve alla fine non ci fu tanto tempo per riflettere ed il risultato fu comunque positivo ma ancora lontano, a mio parere, da quello che doveva essere e nonostante il lavoro assolutamente straordinario di Shuller. (…)
L’Orchestra jazz della Sardegna diretta da Giovanni Agostino Frassetto dopo lunghi mesi di prove ha eseguito magnificamente l’opera con piglio e personalità tanto da portarmi, dopo circa due anni e mezzo di ‘divorzio’ e di silenzio, a metabolizzarla dimenticando totalmente la quasi infelice esperienza pescarese e quella dei giorni dopo tra Palermo e Messina: finalmente avevo trovato la mia dimensione ed il mio modo, più maturo, per reinterpretare e rispettare quell’opera che tanto ho amato”. (Paolo Fresu)
|