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Sior Todero Brontolon

Questo capolavoro goldoniano, messo in scena con la regia di Giuseppe Emiliani e interpretato
da Giulio Bosetti, fotografa un interno borghese dominato da tensioni mai risolte, contrasti e conflitti sempre elusi. Un interno che mostra le crepe di un ceto mercantile dominato dal ruolo disgregatore e mistificatore del denaro che mercifica ogni affetto e ogni ideale. Non c’è più il carnevale. Il carnevale è finito, non sembra neppure mai iniziato. L’inverno e il freddo spengono ogni festa, nessuna spensierata allegria. Quasi un rassegnato pessimismo. Dietro le mura della casa di Todero c’è una Venezia cupa, quasi assente.La pièce è lo straordinario risultato artistico frutto dell’eccezionale padronanza tecnica di Goldoni, capace di delineare a tutto tondo i caratteri dei personaggi, per la prima volta alle prese
con un personaggio così negativo, per cui sembra non provare alcuna simpatia. Todero
non ha niente di bonario, ha perso qualsiasi tratto della burbera umanità dei “rusteghi”. È un caso-limite, un vecchio dal carattere “inquieto, fastidioso, indiscreto”, dominato da un maniacale bisogno di risparmio e dominio, che pretende di sorvegliare tutti, che non tollera in casa la presenza di estranei, che inibisce ogni divertimento, ogni spasso, perchè li ritiene mutili motivi di spreco. Todero è dominato dall’angoscia dell’avaro e dalla paura della morte, e proietta il proprio futuro in una sorta di eternità quotidiana senza accorgersi che la realtà e i tempi stanno cambiando. Per lui non esiste il tempo della realtà, il tempo degli altri. Esiste solo il “suo” tempo, un tempo fermo, che sembra non trascorrere, condannato all’immobilità. Ossessionato dalla paura del “desordene”, Todero è animato da un angoscioso bisogno di rendere immobile intorno a sé l’universo familiare; immutabili devono rimanere gli equilibri di potere della casa, immutabili
le regole, immutabile il potere assoluto di Todero capace di umiliare gli altri e di farli sentire costantemente inferiori o colpevoli. Diffidente di ogni novità e prevenuto contro le apparenze, Todero vuole prevedere e determinare tutto secondo il calcolo preciso del proprio profitto. I soldi, i “bezzi”, sono i protagonisti più insistenti, una presenza continua e corposa in tutta la commedia, una sorta di elemento vitale, da accumulare senza riposo e in grado di conferirgli ogni autorità su quelli che da lui dipendono. Ogni rapporto basato su altro fondamento non trova posto nel suo animo, neppure l’affetto. Todero non conosce ripensamenti e neppure perplessità. E anche se la commedia si conclude con una vittoria di Marcolino, Todero non è lo sconfitto, anzi, ottiene proprio ciò che voleva: risparmiare la dote e spendere il minimo. In questa commedia non c’è “l’abbraccio finale”. Todero rimarrà sempre coerente con se stesso e incorreggibile e al di là della conclusione (momentanea) a lieto fine, i brontolamenti, la tirchieria, l’autoritarismo, la diffidenza di Todero verso gli altri, si proiettano più che mai sul futuro prossimo. Tutto lascia presagire che ben presto altri motivi di litigio sorgeranno a turbare la casa, perchè la (tragi)commedia di Todero è pronta, ogni giorno, a ricominciare.
Sior Todaro Brontolon
This masterpiece of Carlo Goldoni, staged under the direction of Giuseppe Emiliani and interpreted by Giulio Bosetti, is a glance into a middle-class world in which un-resolved tension, conflict and contrast rule. A domestic situation that shows the flaking cracks in the bourgeois merchant’s class, dominated by the power of money which brings detachment and confusion, reducing affection and ideals to mere goods to be exchanged. Carnival is no more. The Carnival is over, maybe it never began. Winter and cold weather freeze every party, there is no perky merriness, abject pessimism is just around the corner. Within the walls of Todaro’s home lives a dour Venice, quite remote.
The play is an extraordinary artistic outcome of Goldoni’s exceptional ability to master such a technique that outlines the characters’ nature perfectly, even though it’s the first time he has to deal with such a negative person, for whom he seems to have no sympathy. Todaro has nothing to do with good nature, he has lost all traces of any surly benevolence that might have remained after the “Rusteghi”. He is a borderline case, an old man with a “restless, irksome, prying” nature, obsessed by a manic need to save and dominate, demanding to spy on everyone, not tolerating any strangers in his house, or any fun, considering them futile ways of throwing away money. Todaro is obsessed by a typical miser’s fear of death, mentally believing the future to be an eternal everyday, missing the fact that reality and the times are changing. He does not consider that reality has a time or that other people have one, only his exists, motionless, condemned to be motionless. Obsessed by fear of disorder, Todero is braced to make the domestic world around him motionless. The balance of power in the house must remain as it is, likewise the rules and the absolute power of Todaro, who is very good at humiliating the others and making them feel constantly inferior or guilty. He shies from anything new and is prejudiced towards appearances. Todero wants to foresee and calculate every move that might increase his revenue. Money is the main feature of this play, solidly ever-present throughout, a kind of vital element that must be hoarded without rest in order to exert full power on those who depend on him. There is no room for any other kind of relationship in his heart, not even love. Todaro never looks back and has no doubts. And even if the play ends with Marcolino’s victory, Todaro is not beaten, on the contrary he gets just what he wants: he saves on the dowry spending as less as possible. In this comedy there is no “final embrace”. Todaro remains ever faithful to himself and incorrigible. Beyond the (temporary) happy ending, the grumpiness, the thriftiness, the authoritarianism, the suspicions of Todaro are lying in wait of the near future. All the signs say that soon other reasons for quarrelling will soon be troubling the household, as the (tragic)comedy of Todaro is always ready, each day, to start all over again.
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