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ESTATE TEATRALE VERONESE

Assessorato allo Spettacolo

18 giugno - 27 agosto 2005

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Prosa Teatro Romano

 

Logo dello spettacolo "Romeo & Juliet"

30 giugno 1-2-3-4 luglio ore 21,30

FONDAZIONE DEL TEATRO STABILE DI TORINO
PROGETTO URT

presentano 

ROMEO & JULIET
di William Shakespeare

traduzione di Marco Ponti e Pietro Deandrea
un progetto di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco

con Jurij Ferrini, Sarah Biacchi e con Tommaso Banfi, Glen Blackhall, Stefania Maschio, Andrea Pierdicca,  Antonio Pizzicato, Beatrice Schiros, Wilma Sciutto, Federico Vanni

regia di Gabriele Vacis
luci e scenofonia di Roberto Tarasco
scene di Lucio Diana
costumi Sartoria Bassani
canti e coordinamento cori Antonio Pizzicato

prima nazionale

Foto "Sarah Biacchi"

Sarah Biacchi

Foto "Gabriele Vacis"

Gabriele Vacis

 

«Difficile dire, in questa fase, cosa sarà Romeo & Juliet. Ci sono ancora dei nodi da sciogliere. Quello che mi piace immaginare, comunque, è un Romeo & Juliet affidato ad un cast decisamente particolare, con artisti di rilievo del teatro e del cinema italiano. Penso ad uno spettacolo che porti in scena un gruppo di trentenni, seguendo un’idea di fondo, ossia un Romeo & Juliet visto dalla parte dei ragazzi, ma ragazzi che hanno superato da un pezzo i trent’anni: dei “vitelloni”, dunque, che vivono oggi le stesse cose che, cinquecento anni fa, vivevano degli adolescenti. Probabilmente, perché oggi, a trentacinque anni, finisce l’adolescenza…

Quindi vedo questo Romeo & Juliet come una esplorazione sul crescere e sul non voler crescere, quasi una prosecuzione naturale del lavoro fatto con Wilhelm Meister di Goethe. Non solo: alla Scuola Paolo Grassi di Milano, dove insegno da quindici anni, sto lavorando con una bellissima classe proprio sul testo di Shakespeare, in uno spettacolo dal titolo Esercizi su Romeo e Giulietta: la prospettiva, quindi, è quella di fare due spettacoli, uno “bianco” e uno “nero”, uno “giovane” e uno “vecchio”. Una contrapposizione tra due modi diversi di vivere la gioventù e il diventare grandi…».

Gabriele Vacis 

 

«Shakespeare ha scritto un dramma che è la più grande e persuasiva celebrazione dell’amore romantico nella letteratura occidentale» scrive Harold Bloom a proposito di Romeo & Juliet. Il capolavoro indiscusso del 1595 (anno di particolare felicità creativa, è coevo a Pene d’amore perdute, Riccardo II e Sogno di una notte di mezza estate) si apre, come ogni opera di Shakespeare, a diverse letture: non solo inno all’amore, dunque, ma anche affondo nel malessere adolescenziale, nel conflitto generazionale, nel disagio esistenziale.

Quando, nel 1991, Gabriele Vacis, con il suo Teatro Settimo, affrontò per la prima volta Romeo & Juliet, ne scaturì un piccolo capolavoro che segnò la nascita del “teatro di narrazione” italiano: uno spettacolo corale, in cui i non-protagonisti raccontavano le tristi vicende dei giovani di Verona. Fu un grande successo, gioiosa testimonianza di un modo diverso (almeno allora…) di affrontare i classici, che ha fatto scuola. A distanza di oltre dieci anni, Vacis torna a Shakespeare con una consapevolezza diversa. Lo sguardo del regista si sofferma su alcune delle possibili chiavi di interpretazione del testo, evidenziando –  in una ideale continuità con il Wilhelm Meister di Goethe, messo in scena la passata stagione –  la problematica identità di un “io” in costante mutamento, il faticoso divenire di chi si affaccia al mondo e le dolorose domande di chi, invece, non vuole “crescere”.

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ultimo aggiornamento 08/07/2005