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Villa Verdi

Nella seconda metà dell’Ottocento, in una grande casa della Valle Padana,
si è svolta una storia d’amore che potrebbe essere quella raccontata in questo testo. Villa Verdi nasce dall’ammirazione del regista Gaetano Miglioranzi per lo scenografo veronese Beni Montresor, la cui ultima opera, Villa Verdi, nasceva dallo studio dell’opera del grande musicista Giuseppe Verdi, maestro ispiratore di Montresor. Lospettacolo, messo in scena da Fondazione Aida / Teatro Stabile di Innovazione Verona, è tratto dal ricco scambio epistolare intercorso tra Giuseppe Verdi, Arrigo Boito e Giuseppina Strepponi nell’ultimo decennio dell’Ottocento, ma è anche fortemente filtrato da motivi autobiografici che mettono in luce la statura morale di Giuseppe Verdi e la relazione artistica e umana dei tre personaggi. L’intenso rapporto tra i tre, impersonati sulla scena da Lorenzo Bassotto, Cristina Nadrah e Celeste Sartori, dà corpo all’idea che l’autentico amore dell’arte, incarnato qui nei personaggi del Maestro, della Moglie e del Poeta, non possa mai essere disgiunto da un vivo interesse per l’umanità e per le domande cruciali della vita e della morte. Spiriti così nutriti nell’arte non possono che alimentare tra di loro un legame di comprensione e di amore, generoso e commovente, tanto profondo da arrivare alla completa offerta di se stessi.
Uno stile scabro ed essenziale accomuna Montresor e Verdi, frutto di un sentire contadino e concreto di cui andavano fieri entrambi; un sentimento alto della vocazione artistica e dell’essere uomini; una nobiltà d’animo molto poco esibita, anzi celata in un riserbo quasi scontroso; un’attenzione apprensiva alle vicende politiche internazionali; un senso profondo di comunanza con i poveri e gli infelici: un omaggio puro a spiriti puri.
Per ulteriori informazioni visitare il sito www.f-aida.it
Villa Verdi
In the second half of the Nineteenth Century, in a large house in the Po Valley a love story took place that could be the one this tale is about. Villa Verdi was created to express the awe the director Gaetano Miglioranzi has for the Veronese set designer Beni Montresor, whose final work, Villa Verdi, was inspired by his studies of the great musician Giuseppe Verdi’s masterpieces. The show staged by Fondazione Aida/Teatro Stabile di Innovazione Verona, is based on the abundant correspondence between Giuseppe Verdi, Arrigo Boito and Giuseppina Strepponi during the last decade of the Nineteenth Century, but is also filtered by autobiographical references that highlight Verdis’s great moral stature and the artistic and human relationship between the three.
The tight bonds the three characters, played by Lorenzo Bassoto, Cristina Nadrah and Celeste Sartori, had with one another, convey the conviction that authentic love for art, here embodied in the Maestro, the Wife and the Poet, may never be separated from a lively interest in mankind and from the ultimate questions on life and death. Souls that cherish art to this degree cannot but favour an understanding and loving relationship between one another, generous and moving, so deeply felt that the result was the complete offering of themselves.
Montresor and Verdi have sombre, essential style in common, owing it to their rural and concrete origins they were proud of. A high feeling of artistic vocation and of being men; a nobility of spirit seldom exhibited, in fact mostly concealed under a crusty reserve; an apprehensive attention to international political events; an empathy with the poor and the unhappy: a homage to pure spirits. |