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La Cappella fu edificata tra il 1408 e il 1419 su incarico del
Venerabile Collegio dei Notai, che la dedicò ai santi Zeno
e Daniele.
Sviluppata su pianta quadrangolare, essa si articola in quattro
vani comunicanti coperti con volte a vela impostate su arco gotico,
di cui solo tre si presentano attualmente decorate.
In seguito a crolli e incendi, nel corso dei secoli andarono perdute
le decorazioni pittoriche quattrocentesche e dell’arredo
più antico rimase solo una pala d’altare di Ruggero
Loredano, la Madonna col bambino e i santi Zeno e Daniele, ora
nei depositi del Museo di Castelvecchio, datata 1600.
La Cappella
subì quindi numerosi interventi di restauro non documentati.
Quanto è rimasto in loco interessa sostanzialmente l’intervento
decorativo compiuto a spese del Collegio dei Notai tra la fine
del Seicento e l’inizio del Settecento, come testimonia un’iscrizione
commemorativa del 1703 affrescata su uno dei sottarchi.
Una seconda iscrizione, recante la data 1737, ricorda l’anno
del compimento dei restauri seguiti all’incendio avvenuto
nel 1723.
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Il compatto e unitario complesso decorativo si articola solo in
tre delle quattro sale comunicanti.
La decorazione pertinente alla struttura architettonica, sviluppata sulle volte
a crociera, è costituita da interventi distinti. Il padovano Andrea Zanoni
realizzò gran parte delle quadrature pittoriche murali, ovvero decorazioni
di carattere illusionistico a finte architetture e prospettive, come si desume
da pagamenti che ricevette dal Collegio nel 1703.
Alcuni brani di scorci prospettici e il Padre Eterno con angeli in gloria al
centro della volta della prima sala, furono invece affrescati successivamente
all’incendio del 1723 da un pittore veronese non ancora identificato, che
dovette concluderli entro il 1738.
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Per la decorazione pittorica mobile i Notai chiamarono quattro
artisti di sicura fama, i veronesi Alessandro Marchesini, Giambattista
Bellotti, Giambattista Canziani, Santo Prunati e il parigino Louis
Dorigny, il più affermato del gruppo, già attivo
con successo in territorio veneto da circa un ventennio.
Non essendo purtroppo rimasto alcun documento relativo al progetto
iniziale del complesso, la ricostruzione degli interventi si
basa fondamentalmente su
note di pagamento per singoli provvedimenti. Si evidenziano comunque alcuni
temi e soggetti fondamentali: episodi della vita dei santi Zeno e Daniele,
a cui è dedicata la cappella; il tema della giustizia nell’Antico
Testamento; il tema della salvezza, simboleggiato dagli episodi dell’Annunciazione,
della Natività e della Presentazione di Cristo al Tempio.
La decorazione è suddivisa tra grandi dipinti su tela a
forma di lunetta, collocati a parete, e più piccoli dipinti
di formato ovale con cornici originali lignee intagliate e dorate,
fissati alle volte.
Al 1693 risale il più antico pagamento documentato, relativo alle tre
grandi lunette di Louis Dorigny: San Zeno ordina al diavolo il trasporto
della coppa di porfido e San Zeno arresta il carro tirato dai buoi indemoniati, collocate
nella prima sala, e Daniele discolpa Susanna, esposto nella seconda sala vicino
a un altro soggetto tratto dall’Antico Testamento, il Sacrificio di
Isacco di Giambattista Canziani, datato 1700.
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Nel 1699 furono pagate le grandi lunette di Giambattista Bellotti,
Adorazione dei magi, e di Alessandro Marchesini, Adorazione
dei pastori, destinate alla terza sala.
Agli inizi del Settecento si riferiscono invece gli undici ovali minori, nove
di Bellotti e due di Canziani, raffiguranti scene bibliche ed episodi della
vita di san Zeno. Nel 1703 vennero saldati i conti con l’intagliatore
Osvaldo Rizzi e con il doratore Francesco De Andreis, autori delle undici cornici
dorate degli ovali.
Non incluso nell’omogenea decorazione, completa l’arredo delle
tre sale un rivestimento ligneo delle pareti sottostanti le grandi lunette
dipinte, di manifattura ottocentesca.
Louis
Dorigny - Un pittore della corte francese a Verona
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