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L’Osservatorio Sui Diritti dei Minori
ha reso noti Mamme e tivù, brutta
sorpresa Roma. Sono 1.000 le madri italiane che hanno risposto ad un questionario dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori. Donne di età compresa tra i 25 e i 35 anni, mamme di almeno un bambino al di sotto dei 10 anni di età disoccupate o impegnate professionalmente soltanto in orario antimeridiano. Alle signore è stato chiesto quante ore trascorrano davanti alla televisione. Il 61% ha sostenuto di rimanere esposto davanti al tubo catodico per oltre 4 ore al giorno; il 22% ha asserito di guardare la tv per un arco di tempo oscillante fra le 2 e le 3 ore; il 17% ha affermato invece di guardare la tv per meno di 2 ore al giorno. I programmi più visti sono: soap opera o fiction per il 63%; varietà o talk show per il 37%. Gli orari di visione sono distribuiti equamente lungo tutto l’arco della giornata, con una prevalenza al mattino per le donne che non lavorano e che non affidano i bambini all’asilo. «Il dato che - secondo il parere del sociologo Antonio Marziale, presidente del comitato scientifico dell'Osservatorio - è inquietante, risiede in quel 76% di madri che guardano la tv in compagnia dei figli più piccoli. «Nel momento storico in cui è in forte discussione la qualità televisiva rapportata alle esigenze psicopedagogiche dei soggetti in età evolutiva - sottolinea Marziale - è davvero triste constatare che complici del mancato rispetto dei bambini siano molte, troppe madri. Occorre - secondo l'opinione del sociologo - una responsabilizzazione della famiglia, delle mamme innanzitutto, affinché la televisione torni ad essere per i bambini un momento di svago, ludico e al tempo stesso formativo». «Troppa esposizione stordisce i bambini - continua Marziale - genera nevrosi, depressione, ansia ed altro ancora , come aggressività, senso di inadeguatezza, infelicità Anche le mamme stesse subiscono un forte condizionamento di tipo psicologico, ma in questo caso scelto e non subito come per i bambini». Marziale consiglia vivamente alle mamme di «calendarizzare la visione della tv perché diventi anche strumento di comunione familiare oltre che di comunicazione».
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