PREMESSA


Il Piano Triennale d'Intervento trova puntuale riferimento a quanto enunciato nella legge 285/97 e nella D.G.R. n. 1408 del 05/05/1998 che hanno finalità "di promozione di una cultura dell'infanzia e dell'adolescenza e di tutela del minorenne riconosciuto come cittadino".

Il contesto di programmazione in cui si colloca la presente progettualità è rappresentato dal locale Piano di Zona - Area Minori. Nel Piano di Zona , infatti, sono stati previsti, tra gli ambiti di intervento ed i relativi progetti, anche quelli individuati nel presente documento.

La finalità preposta è quella di garantire un intervento funzionale alla crescita socio culturale delle bambine e dei bambini, come pure delle adolescenti e degli adolescenti, con l'intendimento di rispondere alle urgenze di informazione e formazione creando occasioni di stimolo senza trascurare l'aspetto dell'educazione alla salute, della prevenzione di comportamenti di devianza e dell'integrazione territoriale.

Il Piano Triennale 2000/2002 rappresenta, inoltre, un punto di arrivo in quanto risultato della verifica del precedente Piano Triennale 1997/1999 e dei singoli progetti in esso contenuti, ed un punto di partenza in quanto intende offrire nuove opportunità, riformulando e dando continuità ad alcune progettualità precedenti che si sono dimostrate utili ed hanno prodotto buoni risultati, tenendo conto dell'evoluzione dei bisogni ed in stretto collegamento alla realtà e all'ambito territoriale a cui si riferiscono.

Lo stesso Piano riprende e fa propri alcuni obiettivi ed aree prioritarie d'intervento indicati per l'area minori dal Piano di Zona. Il presente Piano, inoltre, si pone l'obiettivo di avviare sperimentazioni in ambiti nei quali si sono evidenziati nuovi bisogni non coperti dagli attuali servizi o affrontati in maniera insoddisfacente, tanto da richiedere nuovi modelli d'intervento.

In particolare, il presente Piano intende:

  • potenziare l'informazione come strumento che attraversa e supporta il Piano stesso e rafforza le sinergie sia fra i soggetti coinvolti, sia con gli altri soggetti esterni;

  • valorizzare ed incrementare, in particolare per il Comune capoluogo e l'ULSS, il confronto, l'integrazione e la sinergia fra settori diversi dello stesso ente, direttamente ed indirettamente coinvolti nelle progettualità;
  • valorizzare ed incrementare per i Comuni piccoli e medi i collegamenti ed i reciproci supporti che hanno permesso di condividere risorse economiche, organizzative e progettuali;
  • rafforzare e sostenere il processo di integrazione fra servizi, in particolare fra sociale e sanitario e con il privato sociale, in modo trasversale al piano e a tutti i livelli di attività;
  • ampliare e diversificare gli interventi per la fascia di età 0-6 anni;
  • ampliare e diversificare le opportunità per l'età adolescenziale, sia nell'ambito dell'agio che in quello del disagio, tenendo conto dei continui e veloci processi di cambiamento che riguardano questa fascia di età in termini di bisogni, problematiche e contesti sociali;
  • dare risposta ai bisogni nuovi che non hanno ancora trovato certi e chiari referenti istituzionali per i finanziamenti e la promozione degli interventi (es. i minori stranieri e la necessità di mediazione linguistica e culturale);
  • promuovere, come ricaduta di tutti i progetti, una cultura dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza;
  • ampliare l'area delle progettualità innovative.

Il metodo di lavoro per progetti è funzionale alla realizzazione degli obiettivi del piano, sottolineando altresì come il momento della verifica e della valutazione necessitino la destinazione di risorse formative e di supporto a tutti i componenti del Comitato Tecnico che ha, fra i compiti istituzionali (DGRV 4 agosto 2000 n. 2700) la verifica ed il monitoraggio dei progetti.