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LUOGHI DI PASSAGGIO
di Italo Zannier

"DONC LA SURFACE utilisable del notre tableau reste plus petite que le paysage entrevu. Mais dans un paysage, nous pouvons considèrer certaines des ses parties qui forment, à elles sules, un ensemble et un tout. Cet partie réduite du paysage, déjà luiméme partie réduite de la nature, se nomme site. Or dans les beaux-arts, on a tout simplement donné, d’une facon générale, le nom de paysage au site..." (F. Dillaye, Le Paysage Artistique en Photographie, Tallandier, Paris s.d.); si tratta di una tra le prime

Via degli Alpini, L'Arena vista da Palazzo Barbieri, da "Verona, fotografia di una città, edizioni dell'Aurora, Verona, 1998
Via degli Alpini, L'Arena vista da Palazzo Barbieri, da "Verona, fotografia di una città, edizioni dell'Aurora, Verona, 1998

 affermazioni di autonomia della fotografia dai condizionamenti della realtà fisica, intesa come un insieme caotico di elementi registrabili sull’emulsione fotosensibile, ma meccanicamente, passivamente, con l’indifferente strumento ottico. Dillaye, come qualche anno prima Emerson o Horsley-Hinton (..."s'il nous

 manque la faculté que posséde le peintre de composer, notre pouvoir de sélection est augmenté, et le plaisir que donne l’exercice de ce pouvoir n’est connu que de ceux qui, ayant quelque sentiment de l’art, aiment la nature et trouvent du plaisir à la contempler..."), assegnava alla scelta (fotografica) la connotazione estetica del paesaggio, volendo identificare in immagine il significato di un habitat, la sua profonda geografia, infine il suo stereotipo segnaletico.

Limone sul Garda, In riva al lago - Dal libro "Il Garda" - Futuro edizioni, Verona 1982
Limone sul Garda, In riva al lago - Dal libro "Il Garda" - Futuro edizioni, Verona 1982
Nessun panorama, neppure a trecentosessanta gradi come quelli di Johann Sattler o di Robert Barker, può riferire definitivamente, in modo esaustivo, sulla natura (sulla qualità) di un paesaggio, dinamizzato invece dal tempo, dal topos dell’osservatore; anzi, lo straniamento dell’immagine sembrerà maggiore, così congelata, in quanto non corrisponde al alcun "modo di vedere", se collegata alla percezione fisiologica, funzionale oltretutto, del nostro sguardo.

Anche il Panorama (lo spettacolo del...), pur nella sua pretesa documentaria, oltre che suggestiva (già un ideale fotografico...), era stato inizialmente definito (il brevetto è del luglio 1787, cinquant’anni prima del fatidico sogno di Daguerre-Niépce). come un dipinto paesaggistico colto nella "nature à coup d’oeil"; un colpo d’occhio non istantaneo e occasionale, però, ma conseguente a un giro d’orizzonte che presume una torsione del corpo, in una decisione che è riassuntiva e quindi inevitabilmente emblematica.

Con il Panorama si estrapola così una nozione di paesaggio, che è un’idea, da un punto di vista, in un momento determinato, scegliendo quindi una sola ipotesi di realtà, conforme all’ideologia storica dello spazio, al comportamento culturale. Via Sottoriva, Osteria Sottoriva, dal libro "Luoghi di Verona", Cierre edizioni, Verona, 1989
Via Sottoriva, Osteria Sottoriva, dal libro "Luoghi di Verona", Cierre edizioni, Verona, 1989

La fotografia ha consentito ulteriori verifiche del nostro concetto di sito, di paesaggio; lo strumento ottico, come protesi, è stato concepito in funzione della nostra evoluzione culturale, e non viceversa; come realizzazione di un antico anelito, di arcaiche curiosità; per vedere diversamente, oltre che meglio e di più; per conservare la memoria, verificare, confrontare gli emblemi dello spazio (l’unica garanzia della realtà), emergenti incessantemente nel quotidiano, che si riscatta e configura soprattutto in immagine, spesso in immagine fotografica, offrendo essa inarrivabili illusioni di verosimiglianza. Paradossalmente, l’immagine fotografica è più ideale, più fantastica, più emblematica di ogni altra raffigurazione iconica.

Emblemi sono, innanzi tutto (ma come sarebbe possibile sottrarsi ai ricatti della figura retorica, quasi implicita in ogni fotografia, al di là della loro "documentarietà"?), anche le categoriche immagini di Enzo e Raffaello Bassotto, "nature vive", racchiuse in rettangoli tassativi, le cui cornici ampie del foglio, non vorrebbero concedere altro, al di fuori dei loro limiti; un confine concettuale, piuttosto che dimensionale.
Piazza delle Erbe, Madonna Verona - Dal libro "Verona di notte", Aurora editrice, Verona, 1991
Piazza delle Erbe, Madonna Verona - Dal libro "Verona di notte", Aurora editrice, Verona, 1991

La scala di rilievo è di volta in volta scelta e assegnata al soggetto in funzione catartica, quasi religiosa, escludendo, se possibile, l’idea di contesto, che qui non conta e sembra non esistere, nemmeno in modo allusivo. Sono emblemi, totem. di un Eden primitivo intoccato, improbabile, rintracciati dai Bassotto, in siti sempre più aggrovigliati, descrivendone le forme adottando funzionali spostamenti della camera, spesso vicina, vicinissima al soggetto, di cui tende a cogliere macroscopicamente i segni essenziali, la loro grafia autentica, sostanziata da una nitidezza iperrealistica, che soltanto la fotografia sa rendere così fantastica, conducendo la curiosità dell’occhio oltre l’apparenza delle cose, in una dimensione prossima al loro mistero naturale, di cui i Bassotto tendono a dare una delicata, sublime versione.

Piazza dei Signori - dal catalogo "Verona Ieri e Oggi" - Fotomuseum des Stadtmuseum, Monaco di Baviera, 1980
Piazza dei Signori - dal catalogo "Verona Ieri e Oggi" - Fotomuseum des Stadtmuseum, Monaco di Baviera, 1980

Informazioni
Biografia di Enzo e Raffaello Bassotto
Presentazione: Sulle tracce della metafora di Giorgio Cortenova
Il paesaggio veroneseLuoghi di passaggio di Italo Zannier
Storie quotidiane: Borgo Nuovo di Edoardo Sanguineti - Cent'anni di vita di Arturo Carlo Quintavalle
I Musei a Verona: Interni di fotografia di Vittorino Andreoli - Disegnare con la luce di Livio Dimitriu
Archeologia industriale:
saggi di Giorgio Cortenova e di Lanfranco Colombo
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