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Fotografia promozionale della mostra Samuel Fosso

 


mostra di fotografia 
SAMUEL FOSSO
Verona, Scavi Scaligeri 30 aprile - 20 giugno 2004

Nato in Camerun nel 1962, Samuel Fosso trascorre l’infanzia in Nigeria e nel 1972, in seguito alla distruzione del proprio villaggio durante la guerra del Biafra, si rifugia con il fratello maggiore a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, dove nel 1975, a soli 13 anni, dopo un breve apprendistato presso un fotografo di origine nigeriana, apre il proprio studio fotografico, il “Photo Studio National”. 

Un’infanzia drammatica, paralizzato alle gambe fino all’età di quattro anni; tre anni di guerra del Biafra passati nella boscaglia sotto la minaccia dei bombardamenti; un milione di morti e cinque milioni di rifugiati senza cibo; la conseguente fuga dalla Nigeria; infine le tensioni e la precarietà postcoloniali di un paese governato da Bokassa, portano presto Fosso a voler dimenticare, isolarsi dal contesto e reinventarsi. 

Nella solitudine delle ore serali, dopo una giornata di lavoro con la clientela, il suo studio si trasforma così in uno spazio di autorappresentazione, idealizzazione e teatralizzazione. In un’eccezionale anticipazione delle convenzioni della fotografia postmoderna, Fosso inventa il suo palcoscenico di performances: pose, simulazioni, travestimenti, autocompiacimenti. 

Dal 1976 circa, con il pretesto di aggiornare la famiglia, rimasta in Nigeria, sulla propria immagine e utilizzando la pellicola avanzata durante la giornata di lavoro, Samuel Fosso si dedica ad una serie di autoritratti, ispirandosi inizialmente alle immagini patinate di cantanti e personaggi famosi, riprese da copertine di dischi e pagine di riviste occidentali alla moda. Realizzati da allora con continuità e consapevolezza crescente di poter variare i significati del corpo, tali autoritratti si riveleranno sempre più un impegno estetico-formale. L’artista si concentrerà infatti nella ricerca di elementi via via più sofisticati – per il proprio abbigliamento, ma anche per la costruzione di diversi contesti ambientali – e aggiornerà il proprio codice linguistico minando la tradizionale nozione di identità. Nell’esaltazione narcisistica del proprio corpo, anche senza affrontare esplicitamente il tema della sessualità, le sue immagini risultano cariche di erotismo; ma soprattutto mettono in atto, attraverso un’elaborazione intima di temi politici e sociali e con un forte senso dell’ironia, uno spazio di fantasia, del tutto insolito tra i fotografi del continente africano. 

Nonostante la perseveranza di questo lavoro, che costituisce il principale motivo di interesse della ricerca espressiva dell’autore, le fotografie di Fosso sono rimaste sconosciute per più di vent’anni e soltanto nel 1994, grazie alla ricerca condotta in Africa da Bernard Descamps, sono state esposte alla prima edizione dei “Rencontres de la Photographie Africaine” di Bamako, in Mali. È in questa occasione che l’artista ottiene i primi riconoscimenti in ambito internazionale, ricevendo successivamente alcuni premi e suscitando l’interesse di critici ed esperti che lo hanno invitato a partecipare a diverse e importanti rassegne.

continua>>>

 

Ultimo aggiornamento: 27/04/2004