Un viaggio nel tempo
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Visitando la grande area archeologica degli Scavi Scaligeri si compie un affascinante viaggio a ritroso nel tempo, alla scoperta della Verona romana e medievale. La zona è proprio al centro della città, a due passi dalla piazza delle Erbe, sede del potere politico e amministrativo nel Medioevo, che ricalca il tracciato del Foro, fulcro della vita civile e religiosa in età romana. Entrando nel cortile del palazzo abbiamo l'immagine di un edificio complesso, vissuto a lungo, con parti dell'epoca degli Scaligeri e con numerose aggiunte dei secoli successivi, fino al Novecento. Prima dell'inizio degli scavi, fino agli anni Settanta del secolo scorso, il palazzo fu sede del Tribunale di Verona. |
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I due grandi oblò posti nel cortile rivelano l'esistenza dei resti sotterranei e invitano alla scoperta. Dopo una sosta nella biglietteria/libreria raggiungiamo l'ingresso, situato verso piazza Viviani, sotto tre arcate che, nel palazzo di Cansignorio della Scala, collegavano il cortile interno a un grande giardino, esteso su tutta la piazza attuale. Scesa la scala, ha inizio un percorso che richiede partecipazione al visitatore: le strutture antiche, lasciate a vista dove sono state trovate, non sono disposte secondo una sequenza ordinata nel tempo e ci conducono senza preavviso da un'epoca all'altra. |
Vediamo dapprima (1 ) due tombe, che facevano parte del cimitero annesso a S. Maria Antica, la piccola chiesa a fianco delle Arche Scaligere. Nel Medioevo era d'uso seppellire i morti all'interno dei centri urbani, presso gli edifici religiosi; così nell'XI-XII secolo attorno alla chiesa si sviluppò un'ampia zona funeraria, probabilmente suddivisa per nuclei familiari mediante bassi muri e costituita per la maggior parte da semplici fosse scavate nella terra. Sono stati ritrovati circa 60 scheletri, anche di bambini e adolescenti; diverse tombe vennero riutilizzate più volte, per carenza di spazi e per mantenere l'unità dei gruppi parentali. Sono state lasciate in vista due delle sepolture più articolate, una ancora con la lastra di copertura.
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Entriamo poi in contatto (2) con un primo resto di una vasta area residenziale romana, della quale vedremo in seguito altri ambienti. La presenza di un mosaico complesso rivela che l'edificio era di una certa qualità architettonica, congruente con la collocazione nelle vicinanze del Foro. Al centro del pavimento del vano, si trova un interessante motivo in nero su fondo bianco: entro una cornice che rappresenta le mura merlate di una città, è un cerchio contenente sette esagoni con anatre e delfini; le anatre sono realizzate con tessere di vari colori. Incontriamo ora i resti del palazzo costruito dal signore Alberto della Scala, dopo aver ottenuto nel 1285 l'autorizzazione dal Comune di Verona. Percorsa una cantina a volta in mattoni (3), ben conservata, passiamo a fianco delle fondamenta di una casa-torre quadrata (4), che faceva parte del palazzo ed era collegata a un cortile cintato da un muro. |
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Nel Medioevo, la città era ricca di case-torri, un tipo di residenza fortificata adatto a un periodo reso turbolento dalle lotte fra le grandi famiglie veronesi e dalle guerre esterne. La torre di Alberto verrà abbattuta al momento della costruzione del più vasto e articolato palazzo di Cansignorio, intorno al 1364. Ritorniamo all'epoca romana, osservando dalla soglia in lastre di calcare i resti dei muri di un'aula con abside sul fondo (5), costruito nel tardo IV secolo d.C.; la parte anteriore era un cortile cintato e pavimentato. Proseguendo il percorso, vediamo uno spazio lastricato (6) sul retro dell'aula e, superati i resti di altri edifici romani (7), ritorniamo all'abside in cui fu scavata in età longobarda una tomba per due defunti, con pochi oggetti di corredo. |
Non conosciamo la funzione dell'aula, distrutta nel 590 da un incendio di vaste proporzioni che interessò tutto il centro di Verona; l'incendio fu così violento da meritare il ricordo dello scrittore Paolo Diacono nella sua Storia dei Longobardi. Si raggiunge una casa romana, composta da diversi ambienti (9-10), di cui uno pavimentato a mosaico (era forse la sala da pranzo). Riattraversando la grande sala, si arriva alla strada romana che corre sotto l'attuale via Dante, corredata di una ben conservata fognatura in mattoni (12), che restò in uso addirittura fino agli inizi del XX secolo.
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Si incontrano poi i resti di edifici relativi o vicini al complesso del Foro romano (13-14) e, dopo le cantine del palazzo soprastante (15), si ritorna alla strada romana, dove è possibile osservare il lungo muro di facciata (16) di alcune case, costruite sulla via e più volte ristrutturate, impiegando anche le pietre del lastricato; in una soglia, si notano tré successivi rialzamenti, determinati dal progressivo interramento della strada, che manteneva comunque la sua funzione. Alla fine del percorso, si trova un esempio di muro (17, XI-XII secolo), caratteristico nella sua bicromia dell'architettura medievale veronese. |
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Il percorso
archeologico è sede espositiva del Centro Internazionale di Fotografia
Scavi Scaligeri. Per informazioni tel. 045 8007490 e-mail: scaviscaligeri@comune.verona.it |
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