Se hai scelto questo itinerario, ti aspettiamo davanti alla bellissima chiesa di San Zeno: partiremo insieme alla scoperta di alcuni
dei personaggi che hanno reso famosa Verona per il loro valore e per il loro... Sorriso!
Da San Zeno, dopo aver conosciuto il “Santo pescatore”, passeggeremo insieme lungo il fiume Adige per raggiungere San Zenetto, una
chiesa minuscola che nasconde una “grossa” curiosità! Da lì a pochi passi, Castelvecchio maestoso ci attende per svelarci i suoi
segreti di antico maniero: Cangrande I, dall’alto del suo piedestallo, ci accoglierà sorridente. Nelle sale del Museo, un ragazzino
dai capelli rossi, dall’interno di un quadro, ci proporrà un enigma... Una volta usciti, ci riposeremo all’ombra dell’Arco dei Gavi
per poi riprendere il cammino in via Roma, brulicante di negozi, e raggiungere infine il Museo Maffeiano per una caccia
ai... particolari “sorridenti”!
Incontriamoci allora nella piazza davanti a San Zeno: anche dall’esterno la basilica è un vero capolavoro!
La chiesa fu innalzata fra i secoli VIII e IX, sulla tomba di uno dei vescovi più amati di Verona, che venne proclamato santo patrono
della città:
San Zeno.
Dopo il terremoto del 1117, che provocò la distruzione di molti edifici, la chiesa venne ricostruita in poco tempo, tra il 1120 e il
1138: ti sembreranno molti anni, ma devi pensare che i cantieri delle cattedrali, senza l’aiuto delle gru, delle ruspe e di tutte le
macchine moderne che conosciamo oggi, si protraevano per decenni. Il risultato fu eccellente, perchè la chiesa mantenne così uno stile
(quello romanico) unitario e armonioso in tutte le sue parti.
Osserva la facciata: se hai con te il binocolo, divertiti a seguire con lo sguardo tutti i personaggi che animano le innumerevoli
“vignette” in pietra... a quel tempo, solo pochi avevano il privilegio di imparare a leggere e a scrivere, perciò queste sculture
diventavano i “libri di testo” per imparare le storie sacre e... ripassarle ogni volta che si entrava in chiesa! I grandi pannelli
ai lati del portale, sono dei veri e propri
racconti figurati.
Guarda adesso le porte di bronzo: per molti sono la vera meraviglia di questa chiesa... Ognuna è composta da ventiquattro formelle,
dove si narrano le storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, i miracoli di San Zeno, la vita di altri santi. Non si conoscono gli
autori (furono almeno due, tra l’XI e il XIII secolo) ma sorprende la straordinaria vivacità delle figurette che sembrano a volte
“sporgersi” al di fuori della scena di cui sono protagoniste, quasi volessero vivere una loro avventura.
Diamo un ultimo sguardo alla facciata della chiesa per ammirare l’enorme rosone, detto “ruota della fortuna”: sei figure scolpite
tutto intorno rappresentano le vicende degli uomini e un’iscrizione in latino è tradotta così: (prova a recitarla!)
“IO, LA FORTUNA, DETERMINO IL DESTINO DEI MORTALI. INNALZO, DEPONGO, DONO OGNI BENE E OGNI MALE. VESTO GLI IGNUDI, DENUDO CHI È PARATO
DI VESTI. SE QUALCUNO AVRÀ FIDUCIA IN ME, SE NE ANDRÀ DERISO.” Lo scultore si firma, è il Maestro Brioloto.
Normalmente si accede alla chiesa dal lato sinistro, attraverso il bellissimo chiostro, che è ciò che resta di una importante abbazia
benedettina. Divertiti a fare il giro tutto intorno, a “studiare” ad ogni angolo i giochi di prospettive che si creano con le
lunghissime file di colonnine; cerca anche di identificare tutti gli animali e i simboli scolpiti nelle lapidi e sulle lastre tombali
che sono conservate nei corridoi... molti personaggi importanti sono sepolti qui e l’abbazia era conosciuta da re e imperatori che vi
soggiornavano di frequente. Ora entra nella chiesa: naturalmente saprai che d’ora in poi dovremo essere silenziosi e ordinati,
perchè i luoghi sacri devono essere sempre rispettati, qualsiasi sia la nostra religione. Ti accorgerai subito che l’interno è
composto da spazi diversi: nella larghezza, la chiesa è divisa in tre navate e il soffitto è a carena... un linguaggio “marinaro”
che spiega la costruzione dell’edificio usando la similitudine con le imbarcazioni. Poi c’è una “chiesa superiore” (devi salire
alcuni gradini e superare una balaustra per arrivare all’altare) e una cripta sottostante: San Zeno riposa lì! Se vuoi andare a
rendergli omaggio, scendi e attraversa un “boschetto” di splendide colonne... osserva i capitelli, sono ricchi di figure curiose e
affascinanti.
Adesso invece ti indichiamo quattro cose imperdibili, all’interno della chiesa, che dovrai cercare da solo:
- Una enorme coppa di porfido.
- il Trittico di Andrea Mantegna.
- il leone e il bue, in marmo rosso.
- San Zen che ride!
Ci congediamo dal Santo e riprendiamo la nostra via all’aperto, attraverso la grande piazza (dove si tiene, in febbraio, una festa
vivacissima molto cara ai veronesi: il
bacanal del gnoco) e dirigendoci a sinistra per raggiungere
una strada che costeggia il fiume Adige, chiamata Regaste San Zeno: sali i gradini che portano su un terrapieno che guarda sull’acqua,
perchè puoi godere di un panorama molto bello... Poi ridiscendi in corrispondenza della piccola chiesa di
San Zeno in Oratorio
(San Zenetto) che si trova dall’altra
parte della strada: vale la pena di attraversare il minuscolo e ridente giardino per entrare a vedere, sulla destra, il
sasso
enorme sul quale (secondo la tradizione) San Zeno si sedeva a pescare!
Continuando poi la strada che avevi lasciato, vedrai già le mura di un grande castello antico: sei arrivato a
Castelvecchio.
Costeggiando le mura, avrai notato il bel ponte fortificato che attraversa il fiume: quando lo costruirono, pochi anni dopo il
castello, era una meraviglia per l’ingegneria del tempo... un congegno perfetto per difendere il castello dai nemici ma anche per
resistere alle travolgenti piene dell’Adige! Se noti le tre arcate, sorrette da pile possenti, sono diverse: la prima, vicino al
castello, è più ampia (42 metri!) e permette così al fiume di scorrere liberamente proprio nel punto in cui il letto raggiunge i 120
metri di larghezza, e un’ansa imprime più velocità alle acque. Aldilà del ponte, dove un tempo si trovava il giardino dei principi,
oggi c’è un parco giochi molto invitante... Ma è il momento di entrare nel castello! Quando oltrepassiamo il ponte levatoio, ci
accorgiamo subito che la vasta corte d’armi è stata riordinata e abbellita da un giardino con fontane e specchi d’acqua: tutto il
complesso degli edifici che vedrai ha subito molti
cambiamenti nel tempo.
Dall’ingresso con la biglietteria ti troverai subito davanti ad una serie di sale che raccontano la storia della scultura medioevale
veronese attraverso statue, rilievi, resti di decorazioni ed elementi architettonici: divertiti a girare intorno a queste opere
straordinarie e cogli i particolari che hai ormai imparato a scovare! (Puoi avere maggiori informazioni leggendo i
fogli di sala che
sono a disposizione dei visitatori). Prosegui poi nel percorso, uscendo dalla porta a vetri: fermati un attimo ad ammirare la grande
campana di bronzo sulla tua destra... i suoi rintocchi rallegravano piazza Erbe nel 1300 (proviene dalla torre del Gardello) e, se
guardi bene, scoprirai che anche qui è raffigurato San Zeno intento a pescare!
Passa quindi sotto l’antichissima porta del Morbio e
ti troverai nel giardino privato della Reggia scaligera, alla quale potrai accedere “scalando” la torre del Mastio (alta 42 metri).
Al primo piano della Reggia, vai a vedere la spada antichissima di Cangrande I della Scala, grande principe morto nel 1329: accanto,
ci sono preziosissimi gioielli, della stessa epoca, di cui si adornavano uomini e donne della famiglia.
Proseguendo, fermati nella
quarta saletta di questa sezione del Museo e, girando su te stesso, ammira gli affreschi che sono miracolosamente sopravvissuti:
sembrano tessuti antichi, e i disegni ci riportano nel lontano oriente...Nella stessa saletta, non perdere i due dipinti girati verso
la parete di fondo, perchè sono tra i più belli della collezione: la
Madonna del roseto di Stefano di Giovanni e la
Madonna della
quaglia di Pisanello (anche per questi, se vuoi altre informazioni, puoi leggere i
fogli di sala).
Proseguiamo più veloci, se vuoi,
e raggiungiamo il secondo piano della Reggia: puoi fare un giro e vedere altri capolavori, o venire direttamente all’interno della
torre del Mastio, nella sala delle armi, dove sono esposte spade, scudi, elmi, parti di armatura, alabarde, falcioni, mazze
ferrate... non manca davvero niente! Ma torniamo all’aperto, sulla passerella dove ci aspetta il monumento a cavallo di
Cangrande I della Scala.
Ci sono tanti particolari affascinanti e curiosi da osservare con attenzione in
questa importante scultura.
Lasciamo il nostro grande amico per entrare nella Galleria: ci attendono moltissimi dipinti di famosi pittori, fino al 1700... Ma ti
avevamo anticipato che avresti incontrato anche un personaggio simpatico e un po’ dispettoso: un ragazzino dai capelli rossi...
cercalo nella prima sala che incontri. Ti stupirà scoprire che il fanciullo di cui parliamo ci sorride malizioso da un quadro dipinto
nel 1500 da Gianfrancesco Caroto, un grande pittore veronese. Ma cosa sta mostrando? Il suo disegno? Forse ha voluto farti un
ritratto, per prenderti in giro... ma le sue vere intenzioni, non le sapremo mai! La bellezza di questo quadro sta anche nel “gioco”
che ci propone, e nell’immagine si ferma un istante della sua esistenza, come nelle fotografie: ci viene voglia di scoprire chi era
questo ragazzo, nel suo sguardo e il suo sorriso “leggiamo” un po’ del suo carattere e della sua vita.
Se adesso prosegui, lasciati trasportare dalla fantasia “immergendoti” nel mondo delle storie fantastiche che raccontano molti dei
dipinti che incontrerai: noi ti aspettiamo all’uscita, per riprendere il nostro itinerario!
Esci ora dal cortile di Castelvecchio attraversando il ponte levatoio e avviati a destra, verso la Torre dell’Orologio. La targa
posta sulla facciata della Torre ti informa che lì vicino, al centro della strada, sorgeva un importante monumento di epoca romana:
l’
Arco dei Gavi.
L’Arco dei Gavi rimase dove era in origine fino al 1805, anno in cui fu smantellato dai soldati francesi di Napoleone, che stavano
occupando Verona. Trovandosi in mezzo alla strada, infatti, impediva il passaggio delle truppe, dei carri e dei cannoni. Per anni i
resti dell’Arco furono custoditi all’interno dell’Arena. Finalmente, nel 1930, fu ricostruito, poco lontano dal luogo originario.
Se vuoi ammirarlo, ti basta percorrere un breve tratto del marciapiede che costeggia il fossato, in direzione opposta al ponte di
Castelvecchio. Arriverai in una piazzetta alberata, che dà sull’Adige.
Ora l’Arco dei Gavi è davanti a te. Osservalo bene: puoi notare, tra l’altro, che alcune parti sono meno rovinate di altre (si tratta
delle parti non originali, che sostituiscono quelle distrutte o perdute). Sui fronti principali, poi, vedrai delle nicchie vuote, che
contenevano delle statue andate perdute. Se passi sotto l’Arco, infine, camminerai sulle lastre di basalto nero che ricoprivano la
strada romana (si vedono ancora i solchi formate dal passaggio dei carri!).
A questo punto, ti proponiamo due itinerari alternativi: puoi immaginare di essere nella Verona di 2000 anni fa, partire dall’Arco
dei Gavi e percorrere il corso Cavour, che segue il tracciato dell’antica via Postumia. In epoca romana questo tratto di strada si
trovava all’esterno della città, tra orti e campi, ed era fiancheggiato da tombe e monumenti funebri.
Percorrendo questa strada cerca, perchè è un po’ nascosta, sulla sinistra, la bella chiesetta romanica di
San Lorenzo;
alla fine del Corso ti troverai di fronte alla porta che immetteva nel centro cittadino:
Porta Borsari.
Da lì puoi addentrarti nel cuore di Verona, tra vie piene di bei negozi, proseguendo per piazza delle Erbe (vedi itinerario 1).
Se, invece, vuoi scoprire un altro personaggio “sorridente” della nostra città, imbocca la via Roma, percorrila tutta e, arrivato
in piazza Bra, volta a destra. Pochi passi ti separano da un luogo molto particolare: il
Museo Lapidario Maffeiano.
In questo museo è conservata la “collezione” di un nobile veronese vissuto nel 1700: il marchese
Scipione Maffei.
Se fai la raccolta di qualche cosa – francobolli, figurine, monete – conosci di certo la passione con cui un collezionista va alla
ricerca di nuovi “pezzi”, vuole procurarsi quelli che gli mancano, cerca di fare gli scambi più convenienti. Anche il Maffei, per più
di venti anni, ricercò e acquistò quello che gli interessava: antiche lapidi e altri oggetti di materiale duro, come statue e urne
funerarie, con iscrizioni (
epigrafi) nelle diverse lingue antiche (specialmente in greco, etrusco e latino). La sua collezione
epigrafica, la prima di questo genere in Europa messa a disposizione di tutti, per più di un secolo fu visitata da chi giungeva a
Verona come una delle meraviglie della città. Poi, l’interesse per le antichità classiche diminuì e la raccolta di Maffei fu quasi dimenticata. Solo nel 1982 il materiale è stato
completamente risistemato nel museo che puoi visitare oggi.
Se hai voglia di entrare, vedrai, disposti nelle varie sale, lapidi, iscrizioni e altri reperti. Il materiale proviene, oltre che dal
territorio veronese, da molti altri luoghi del mondo antico: ci sono epigrafi greche, etrusche, romane, orientali, cristiane e
medievali. Tra tutto questo materiale, che magari tornerai a rivedere fra qualche anno, ti segnaliamo un volto che, da 2000 anni,
sorride a chi lo guarda. Vai nella “Sala greca” e cerca, tra iscrizioni e sculture, la stele sepolcrale di Bathyllos. Questa lastra di marmo era posta sulla tomba di un ragazzino greco vissuto nel I secolo d. C. e che si chiamava, appunto,
Gaio Silio Bathyllo. Gaio, rivolto allo spettatore, è rappresentato tra i due genitori, che lo guardano con dolcezza.
Ai suoi piedi è accucciato un cagnolino. Sullo sfondo, due maschere appoggiate su un pilastro forse indicano che la famiglia era
legata all’ambiente del teatro. Ti stupisce che i tre personaggi siano rappresentati sulla stele sepolcrale con un volto sereno
e sorridente? Devi pensare che, nel mondo greco-romano, il mondo dei defunti era immaginato come una prosecuzione della vita terrena.
Ed è per questo, anche, che spesso i personaggi sono rappresentati sulle sepolture insieme agli oggetti della loro vita quotidiana.
Se non sei ancora stanco, puoi continuare a curiosare tra un sacco di cose interessanti, come, ad esempio le grandi immagini dei due
fratelli Sertorii conservate sotto il
pronao, o i tanti volti scolpiti che fanno capolino dai corridoi ai lati del giardino.
Prima di lasciare la “Sala greca”, però, esci sulla terrazza che si affaccia verso la piazza Bra: da lì ammirerai, in tutto il suo
splendore, un monumento che certo non ti puoi perdere: l’Arena (vedi itinerario 1)
Eccoci arrivati alla fine del nostro itinerario insieme...sei stanco? Puoi riposarti sedendoti sulle panchine dei giardini della
piazza, in compagnia di una bella merenda o, se non l’hai portata, scegliere tra gelati, panini, pizze e golosità varie che qui
davvero non mancano!
Noi ti salutiamo e ti aspettiamo per una nuova giornata insieme nella nostra città, che, adesso, è anche un po’ tua! Arrivederci!