Descrizione
La commissione Europea ha stabilito che l'8 agosto, giorno in cui cade l'anniversario del tragico disastro di Marcinelle (nella miniera belga del Bois du Cazier in cui morirono 262 lavoratori, di cui 136 italiani soffocati dall’ossido di carbonio e braccati dalle fiamme di un incendio), diviene Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori, occasione ribadire la necessità della prevenzione e della sicurezza sul lavoro.
Uno di quei minatori era il veronese Giuseppe Corso, a cui nel 2001 è stata intitolata una via a San Felice Extra.
In occasione del 70° anniversario l’assessore alla Memoria storica Jacopo Buffolo, in rappresentanza della città di Verona, si recherà venerdì 7 e sabato 8 agosto a Marcinelle in Belgio, per prendere parte alle celebrazioni commemorative ufficiali.
Agli eventi in programma saranno infatti presenti: autorità belghe e italiane, rappresentanti diplomatici delle altre nazioni coinvolte, delle famiglie delle vittime e delle associazioni dei minatori, le rappresentanze sindacali dei lavoratori.
In ricordo della tragedia, oggi la miniera Bois du Cazier è patrimonio Unesco.
Nota storica
Dopo la Seconda guerra mondiale, l'Italia — uscita sconfitta e in crisi economica — punta sull'emigrazione come strategia di ricostruzione: esportare manodopera per ridurre la disoccupazione e alleviare le tensioni sociali. A differenza della ‘grande emigrazione’ di fine Ottocento, questa nuova ondata è fortemente pianificata dallo Stato attraverso accordi bilaterali con i paesi europei che necessitano di lavoratori (Svizzera, Francia, Gran Bretagna, Belgio).
L'accordo con il Belgio (1946)
Il trattato italo-belga del giugno 1946 è noto come ‘accordo minatori-carbone’: l'Italia invia lavoratori nelle miniere belghe in cambio di forniture di carbone. Questo scambio diretto uomini-merce ha spinto molti minatori a definirsi in seguito "deportati economici".
Perché il Belgio aveva bisogno di manodopera
Le miniere della Vallonia erano ormai vecchie e poco competitive, ma la domanda di carbone per la ricostruzione europea rimaneva altissima. I lavoratori belgi, però, non volevano più scendere in miniera, nonostante la "battaglia del carbone" lanciata dal governo per incentivarli.
Come funzionava il reclutamento
Si cercavano 50.000 lavoratori italiani (2.000 a settimana), under 35 e in buona salute. Il percorso prevedeva: annunci pubblicizzati nelle piazze italiane, visite mediche comunali e provinciali, selezione finale al Centro per l'emigrazione di Milano da parte di una commissione belga. Esisteva anche un canale di reclutamento parallelo, gestito direttamente dalle compagnie minerarie tramite le parrocchie.
Le condizioni di vita e lavoro
L'impatto con il ‘lavoro di fondo’ (oltre mille metri di profondità) era traumatico per l'inesperienza e la mancanza di formazione. I salari erano inferiori alle promesse, il lavoro a cottimo spingeva a saltare le norme di sicurezza aumentando il rischio di incidenti. Questo scarto tra promesse e realtà causò un alto numero di rimpatri anticipati.