Descrizione
La tragedia di Marcinelle, sobborgo operaio di Charleroi in Belgio, è il simbolo alla memoria di tutti gli emigrati italiani che hanno perso la vita sul lavoro. Un mestiere duro, faticoso e pericoloso che, l’8 agosto 1956 nella miniera di carbone del “Bois du Cazier”, costò la vita a 262 minatori, 136 dei quali italiani, soffocati dall’ossido di carbonio e braccati dalle fiamme di un incendio.
Uno di essi era il veronese Giuseppe Corso che è stato commemorato oggi con la deposizione di una corona nella via a lui intitolata nel 2001 a San Felice Extra.
Alla cerimonia, oltre al consigliere comunale Fabio Segattini, sono intervenuti i parenti di Corso, le organizzazioni sindacali, i rappresentanti delle istituzioni militari e civili cittadine e dell’associazione Veronesi nel Mondo.
“Sono trascorsi 70 anni dalla tragedia di Marcinelle – ha sottolineato il consigliere Fabio Segattini –, un evento che ancora oggi riporta purtroppo alla luce le morti sul lavoro, una realtà che ferisce anche nel nostro presente, con eventi drammatici che continuano a ripetersi. È necessario che tutti utilizzino le procedure necessarie per assicurare a chi lavora la massima sicurezza possibile. Investire su questo significa accrescere la qualità del lavoro e salvaguardare la vita di chi lo compie”.
Nota storica
La catastrofe mise termine al trattato ‘Uomini contro carbone’, siglato nel 1946 tra l’Italia e il Belgio, in base al quale il Belgio doveva cedere all’Italia carbone in cambio di manodopera italiana da impiegare nelle proprie miniere.
Tra il 1946 e il 1956 più di 140 mila italiani andarono a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia: la presenza degli operai del Belpaese nella miniera di Marcinelle, che oggi fa parte dei patrimoni storici dell’Unesco, era proprio figlia di questo trattato.