Descrizione
Si è tenuta questa mattina, nel parco comunale di via Po a Golosine, la cerimonia commemorativa in ricordo del piccolo ebreo italiano Sergio De Simone, fra i 20 piccoli, dieci maschi e dieci femmine, di varia nazionalità europea, che furono deportati nel lager di Auschwitz-Birkenau e scelti come cavie per terribili sperimentazioni naziste, che li portarono alla morte.
Attorno al monumento dedicato a De Simone, dove è stata posizionata una corona d’alloro in ricordo delle vittime della Shoah, si sono radunati per l’occasione numerosi rappresentanti di associazioni ed istituzioni civili e militari. Presente anche l’assessora alle Politiche scolastiche Elisa La Paglia e il presidente della Circoscrizione 4^ Alberto Padovani.
Per l’occasione sono intervenuti anche i piccoli studenti della scuola Primaria "6 Maggio 1848" e “Pietro Frattini”, dell’IC5 Madonna di Dossobuono, primaria ‘Lenotti’, ‘Massimo d’Azeglio’ e “Virgo Carmeli”. Un importante gruppo di bambini e di bambine che hanno circondato il monumento, adornandolo con tanti fiori bianchi realizzati con la carta. Un simbolo di purezza, per ricordare quell’infanzia spezzata dalle atrocità della guerra.
“È una storia dolorosa, che ha riguardato milioni di deportati, tra i quali anche 660 cittadini veronesi – ha ribadito l’assessora Elisa La Paglia –. Il ricordo di questo bambino aiuta a fare memoria e ci impone di dare testimonianza non solo di quanto avvenuto nel passato ma anche di quanto accade oggi. Perché la storia, purtroppo, se non agiamo, si ripete. E la tutela di tutti noi, anche nelle diversità, va sempre rispettata e difesa”.
Sergio De Simone
Era nato a Napoli il 29 novembre 1937. Le leggi antiebraiche del 1938 e la partenza del padre Edoardo per la guerra indussero sua mamma Gisella a tornare nella casa di famiglia a Fiume. Dapprima la vita sembrava scorrere serena, poi i bambini ebrei vennero espulsi dalle scuole e agli adulti fu impedito di lavorare.
Una segnalazione determinò la condanna di Sergio e della sua famiglia: furono tutti deportati prima alla Risiera di San Sabba e in seguito, il 29 marzo 1944, ad Auschwitz dove la nonna fu subito inviata alle camere a gas e bambini e mamme vennero separati.
Alla fine del conflitto la mamma, la sorella e le cugine tornarono a casa. Sergio no: venne ‘visitato’ dal tristemente famoso dottor Mengele e non tornò a casa.
Una fredda mattina del novembre 1944 il dottor Mengele, entrato nella baracca dei bambini, a loro si rivolse dicendo: ‘Chi vuole rivedere la mamma faccia un passo avanti!’.
Sergio de Simone sarà uno dei 20 bambini cavie umane di esperimenti per trovare un vaccino per la tubercolosi; il 20 aprile del 1945 i bambini furono tutti assassinati a Bullenhuser Damm per cancellare le prove dei crimini nazisti.
La vicenda fu scoperta dalle autorità tedesche e solo nel 1983 la madre (sopravissuta ad Auschwitz) poté conoscere la verità sul figlio.