Descrizione
“Il cuore di questa ricerca è la piega, che fin dall’antichità costituisce uno dei luoghi privilegiati nei quali la scultura manifesta la potenza di trasformare la rigidità in leggerezza e di dare l’apparenza del movimento” dichiara Alfonso Cariolato.
Dopo Axis mundi, la mostra di scultura lapidea nel cortile del Museo Lapidario Maffeiano nel settembre 2025, l’opera di Raffaello Galiotto ritorna a dialogare con l’antico, dal 22 settembre al Museo Archeologico al Teatro Romano con una singola scultura in Bronzetto di Verona dal titolo Genesi.
Il lavoro site specific è stato sollecitato da un recente studio archeologico e storico artistico sulle opere di scultura di età repubblicana e imperiale rinvenute a Verona ed esposte nello spazio del refettorio del Convento di san Girolamo, sede del Museo Archeologico al Teatro Romano dal 1914.L’opera di Galiotto, infatti, tratta il tema della piega e si sviluppa partendo dal progetto che prenderà forma nel disegno digitale e si tradurrà in algoritmo per trovare compimento nelle macchine a controllo numerico, che saranno le esecutrici dell’opera.Tra le cospicue collezioni dei Musei Civici, con l'opera di Galiotto viene puntato il riflettore sull'insieme di sculture provenienti dal centro storico della città, considerate opere capilettera della produzione artistica Cisalpina.
Così nelle parole di Alfonso Cariolato: “Ciò non vuol dire, tuttavia, che l’artista deleghi l’invenzione alla tecnica; al contrario, ne ridefinisce le condizioni, facendo della macchina uno strumento capace di estendere le possibilità scultoree oltre i limiti della lavorazione manuale. In questa distanza dovuta alla trasformazione e all’affinamento della tecnologia si manifesta, paradossalmente, una profonda continuità con la tradizione classica.Nell’opera di Galiotto, tuttavia, le pieghe non appartengono ormai più a un tessuto che riveste una figura, ma vengono isolate e trattate – si direbbe – in quanto figura, nel tentativo di risalire al principio generativo dell’opera plastica. Né dettaglio formale né accidente della superficie, la piega è il movimento attraverso cui la materia produce incessantemente se stessa, differenziandosi senza mai esaurirsi in una configurazione definitiva. Così la for-ma non viene imposta alla pietra dall’esterno, poiché a interessare lo scultore è lo sviluppo interno del continuo piegarsi del marmo”.
“Accogliere l'opera Genesi di Raffaello Galiotto al Museo Archeologico al Teatro Romano – dichiara l’assessora alla cultura Marta Ugolini – significa far dialogare la sensibilità del nostro tempo con le radici più antiche della città. Ci troviamo in un luogo storico ed evocativo: il sito in cui è sorta la prima Verona oltre 2000 anni fa, che oggi si apre alla scultura contemporanea per proporre una lettura diacronica delle proprie collezioni, in special modo delle pietre. Il contemporaneo ci aiuta a rileggere le opere e i reperti antichi con occhi nuovi, dimostrando come la ricerca artistica continui a rinnovare una tradizione classica mai interrotta”.