Descrizione
La realtà di partenza e' una Verona in cui, come ogni città di dimensioni metropolitane, sono presenti alcune linee di tensione che riguardano in primo luogo i rapporti tra città capoluogo e i comuni dell'area metropolitana. Nel tempo si sono sviluppate, tra queste due realtà, relazioni funzionali e divisioni dei compiti che vanno oggi riconosciute e analizzate.
Gli indicatori demografici (OCSE 2001) dicono che l'area metropolitana veronese e' di 1070,9 Kmq con una popolazione di 482.000 abitanti con un incremento dell'11,1% tra 1971 e 1996. Si e' trattato di una crescita unica tra le città metropolitane del centro-nord. Soprattutto in crescita demografica sono i comuni dell'area metropolitana, con tassi elevati e proiezioni positive al 2010. Nella città capoluogo si sono localizzate ed "ispessite" le funzioni direzionali, pubbliche e private, l'Università, il turismo e le attività culturali. Per fare alcuni esempi: l'Università ha incrementato i suoi iscritti e prepara importanti espansioni; il turismo e' cresciuto fortemente: oggi Verona ha 40 turisti ogni 100 abitanti, ed e' terza in Italia dopo Venezia e Firenze dal punto di vista dell'intensità turistica sulla popolazione residente.
Le attività produttive si sono nel frattempo delocalizzate, prima nella ZAI storica e poi nel resto del territorio metropolitano.
Le funzioni residenziali si sono localizzate prevalentemente nella periferia, mentre i servizi urbani fondamentali si sono localizzati nel centro città creando un deficit di servizi per i comuni limitrofi.
Per tutti questi motivi, il modello di sviluppo territoriale ha comportato costi e pressioni sul territorio - in termini di tensioni e disordine insediativo, scarsa attenzione ambientale, poca volontà di governare con l'hinterland alcuni processi - non meno che benefici economici e culturali.
Verona è una città produttiva che ha saputo garantire prosperità e risorse in settori via via diversi, grazie ad una borghesia che dalla valorizzazione dei prodotti agricoli di cui è ricca la nostra provincia si è fatta nel tempo protagonista di una industrializzazione che ha toccato ogni settore della vita produttiva dalla meccanica all'agroindustriale.
E' con il Piano Regolatore del 1975 che prendono forma definitiva l'area industriale e il Quadrante Europa ed è negli anni successivi che si sviluppa un terziario avanzato che opera in tutti i settori e che supporta non solamente il secondario della città.
E' una città fieristica e di scambi in cui la Fiera ha saputo costantemente inventare nuovi ambiti di intervento, da quando con il Piano Marconi si trasferì nell'attuale sito da semplice e storica fiera dell'agricoltura ha significativamente ampliato i propri orizzonti con rassegne sempre più inserite nel panorama fieristico europeo e internazionale.
E' una città della salute con ospedali che da anni sono costante punto di riferimento e di speranza di un'utenza regionale e nazionale. Un'assenza decennale di programmazione sanitaria rischia di compromettere questo ruolo rafforzato negli anni da scelte coraggiose, come il policlinico e la facoltà di Medicina.
E' una città crocevia , da sempre per la sua naturale collocazione geografica e per la capacità di tenere il passo con il progressivo evolversi dei mezzi di comunicazione, il nuovo aeroporto, il sistema autostradale, la prossima alta velocità, le possibilità idroviarie con il porto di Torretta e le possibili sinergie con Mantova e il suo porto.
Verona è tutto questo e molto altro ancora , un piano regolatore all'altezza delle sfide del terzo millennio non può esaltare una delle sue componenti a scapito delle altre perché Verona è l'insieme delle sue potenzialità che coralmente ne fanno il naturale riferimento di un'area metropolitana più vasta.
Del resto le sfide di un mondo da sempre orientato alla globalizzazione possono più agevolmente essere superate dalla capacità di rendere "valore" la complessità, "risorsa" le apparenti contraddizioni. Tutti sforzi comunque inutili sul fronte pianificatorio se Verona non saprà coltivare, come ha fatto nel passato, la solidarietà, lo spirito di comunità che ne ha fatto luogo di crescita di uomini e movimenti ecclesiali e laicali che hanno saputo fare della città, prima ancora che fosse riconosciuta come "patrimonio dell'umanità" patrimonio inesauribile di umanità nel senso più vero ed autentico del termine.